Prendila così

Prendila così

19/10/2021 Off Di ermanno merlo

“Prendila così, non possiamo farne un dramma..” cantava Lucio Battisti con voce pura, essenziale, rotta dall’emozione.

Anni settanta, altri tempi, un’altra dimensione.

Diversi erano i modi di sentirsi vivi, di ascoltare, di regalarsi segnali importanti.

Ma di certo, quelle del famoso cantante, sono parole ancora attuali, specchio di realtà riflessive, di partite perse, volate via con un soffio di vento.

Un’altra sconfitta per il Lodivecchio, che alla quinta giornata di campionato, ancora non riesce a ingranare la marcia, a cambiare prospettiva, a ottenere la vittoria.

Tuttavia, qualche passo avanti è stato fatto, lo testimoniano le capacità tecniche dei calciatori.

Lucio conosceva bene questo mondo.

Non solo compositore e interprete, ma anche giocatore di un calcio per la pace, per l’uguaglianza.

Celebre il debutto nel 1973, durante una delle tante Partite del Cuore.

Solo davanti alla porta, si alza sulla punta degli scarpini.

Sembra certo il goal.

La palla lo supera e lui incorna il vento tutto intorno.

Il gusto della risata si diffonde tra gli spettatori e tra i compagni.

Avrebbero bisogno di un Lucio Battisti, oggi, i ragazzi del Lodivecchio, per consolarsi da un amaro 3-2, guadagnato dalla Spinese Oratorio al 94′ minuto.

Una partita sofferta, che ha racchiuso in sé tutte le sfaccettature del gioco del pallone.

Una realtà che fa disperare e divertire, che possiede la grinta e la speranza.

Il sole scalda il cielo lombardo e ottobre sembra primavera.

Quando insieme al direttore di Gazzetta Lodigiana facciamo capolino all’interno dello stadio, (io in tribuna, lui in campo come fotografo) veniamo accolti calorosamente dai tanti volti, che sono colonne portanti della società.

Virginio Gandini, dirigente tecnico, sorridente e sincero, ci saluta con affetto. E’ un uomo che coltiva i sacri valori dello sport e dell’amicizia.

Un signore, invece, si avvicina al direttore che sorseggia un caffè, con la macchina fotografica al collo.

“Vuole un Mojito? Si fanno meglio le foto così!” I due ridono di gusto e si scambiano sguardi di intesa.

Un altro, notando la mia divisa che distingue Gazzetta Lodigiana da ogni altra testata sportiva, mi dice: “Mi raccomando parla bene di Alizoni”.

Sorride divertito, un buon padre tifoso.

Poi, confida qualche parola sull’andamento della squadra: “Si devono conoscere tra di loro. Fanno molta fatica per questo, ci vorrà un po’, prima che le cose vadano meglio”.

Pronostico azzeccato.

Il primo tempo si apre con due goal per la Spinese che con fortuna, riesce a infilarsi negli spazi vuoti lasciati dagli avversari.

Inizia una rimonta sofferta e desiderata, che porta il pareggio.

Sono gli ultimi otto minuti quelli decisivi, quelli che fanno mangiare le mani e abbassare la testa ai ragazzi del Lodivecchio

Uno dei pochi che non deve farlo, nonostante tutto, è Zerbo Issouf, il play della giornata.

Il cuore pulsante della partita, il motore centrale, che non ha mai smesso di lottare, di stringere i denti.

Si sa, però, la croce è pesante se la si porta da soli.

Anche Ramella, tra i due pali, si è distinto per il saper trainare la squadra, per averci messo tutto il corpo, al fine di difendere il tanto sperato pareggio.

La squadra ha risentito dell’energia di Ibou, lasciato in panchina nel primo tempo per via di alcuni malanni avuti nell’arco della settimana; nonostante le sue capacità ineccepibili, che lo rendono formidabile, (tutti le conosciamo), purtroppo, non è riuscito a trovare legami.

<<Per noi è sempre Natale>> commenta avvilito il direttore tecnico Virginio Gandini <<è dall’inizio del campionato che continuiamo a fare regali alle squadre che incontriamo, permettendo che vincano. Tutto ciò si ripete di domenica in domenica, è una situazione cronica. Bisognerà chiedersi il perché e correre subito ai ripari.>>

Gli atleti entrano negli spogliatoi, con la rabbia e la consapevolezza di avere delle colpe.

L’allenatore Felice Rossi, compie il famoso rito post partita, per ogni appassionato del calcio che si rispetti: lava i tacchetti delle scarpette dal fango.

Tante sono le voci che parlano del Lodivecchio: quelle di chi è in panchina, di chi è tifoso e di chi dirige con occhio sincero la società.

Il destino, dopo tutto, è da scrivere, il campionato è ancora lungo.

Mentre i giorni passano e i misteri si fanno strada tra le panchine, il gioco vive e i risultati servono a migliorarsi, a preparare nuove rivincite.

Lo sanno i veri sostenitori, quelli che sentono la passione per la maglia.

Le vedo da lontano le mani di Samba, stringere una collana, decorata da piccoli palloni.

Simbolo di un percorso sportivo vivo nelle capacità, nella speranza, nella terra che batte, nel cuore che cammina

Mentre osservo il sole tramontare, le immagini di un pomeriggio di sport duro e partecipato, si rincorrono, una dopo l’altra.

Le riflessioni del direttore tecnico, del mister, i gesti sinceri dei fratelli, i loro sguardi, si confondono e si lasciano trasportare, dal ricordo del commovente sassofonare, che chiudeva “Prendila così” un pezzo malinconico, struggente, con tonalità emotive che oggi si trovano raramente.

Prendila così: è un avvertimento, un consiglio, una energia che non ci fa mai smettere di sognare.

Ermanno Merlo

18/10/2021