Abdou Fata Diouf

Abdou Fata Diouf

27/07/2022 Off Di ermanno merlo

Bello è bello, bravo anche, preparato, gentile e sincero. Difficile poi, aggiungere altre parole a questo ritratto così profondamente vivo.

È la nuova promessa del calcio lodigiano e si chiama Abdou Fata Diouf.

26 anni senegalese, neo acquisto dell’US Lodivecchio. Non solo ha alle spalle esperienze in squadre toscane di livello, ma possiede tanta determinazione e voglia d’imparare.

Si racconta con estrema lucidità e sicurezza tra sogni, obiettivi realizzati e aspettative.

Diouf, raccontami il tuo percorso sportivo

Sono arrivato in Italia nel 2012, ho subito fatto un provino al Pisa e sono andato a giocare con la prima squadra in seconda categoria. Successivamente ho trascorso un periodo con la Juniores Nazionale e poi in promozione.

Mi sono trasferito a Ferrara, avevo 17 anni e per via dello spostamento ho perso un anno di liceo.

Mio papà non è stato molto contento e mi ha, quindi, consigliato di proseguire gli studi e di riprendere con il pallone una volta finiti questi.

Così ho fatto: dopo la maturità ho proseguito il percorso calcistico al San Giuliano a Pisa e l’anno dopo ho militato al Ponte delle Origini.

Il Lockdown ha fermato tutto e nell’estate del 2020 sono arrivato a Lodi per lavorare. Anche qui ho fatto diversi provini in realtà sportive lodigiane ma nessuno è andato a buon fine, finché, grazie a un amico, non sono approdato al Campo sportivo Scudellaro dell’US Lodivecchio. Quando Mister Fondrini mi ha visto giocare mi ha immediatamente voluto nel gruppo.

Spero di fare un buon anno con loro e avere delle soddisfazioni.

Il calcio ti ha aiutato nel percorso d’integrazione?

Ovviamente. Non solo il calcio, però, anche la scuola.

Il pallone mi ha permesso di muovermi, di conoscere, incontrare, relazionarmi, di trovare nuove amicizie che si sono rilevate significative.

Quali sono le tue miglior qualità sul campo?

Amo molto correre con la palla, saltare il giocatore, puntare alla porta. Mi piace segnare, aiutare la squadra e fare assist.

Ho sempre giocato in tanti ruoli: esterno alto e basso, destro o sinistro. Ma anche come trequartista qualche volta.

In cosa pensi dovresti migliorare?

Dovrei essere più cattivo davanti alla porta. Per migliorarmi guardo sempre tanti video di giocatori professionisti

 

E c’è qualcuno che ti piace particolarmente e a cui ti ispiri?

Marcelo del Barcellona.

Guardo sempre le sue performance, un mito.

Ci sono, invece, giocatori che hai incontrato che ammiri per le loro capacità?

Mi sono sempre allenato con chi era più bravo di me, persone che hanno saputo dirmi dove sbagliavo e in cosa avrei dovuto migliorarmi.

Devo farti dei nomi?

Ricordo particolarmente con affetto: Andrea Maganini e Moustafà Khaled, giocavo con loro a Pisa, mi sono stati vicini in tutto.

C’è un detto che dice “non si smette mai di imparare” ecco, io ho 26 anni e non mi stanco mai. Nello sport e nella vita.

 Cosa ti piace del calcio?

Vincere.

La vittoria è qualcosa di indescrivibile. Sono arrivato a questa conclusione solo dopo la conquista dello scudetto da parte del Milan, la mia squadra del cuore.

Infatti, se giochi bene e perdi ti rimane un po’ di amaro in bocca, ma se trionfi la gioia è meravigliosa.

Amo anche vederlo il calcio. La cosa che preferisco sono gli scontri ad alta intensità. Il Real Madrid, per esempio, è una squadra che quando è in campo emoziona per tutti i novanta minuti, senza se e senza ma.

Hai altre passioni?

La box, vorrei iniziare a praticarla.

Però posso dirti con sincerità che non c’è niente che preferisca oltre al calcio. Mi alleno nel tempo libero, quando non lavoro o non esco con gli amici.

Questo sport è una parte di me.

Giocavi a calcio anche in Senegal?

Sì, in una scuola calcio di Thioubou.

In Senegal giochiamo tutto il giorno, anche quando piove.

A piedi scalzi, sulla sabbia.

È emozionante trascorrere le giornate con gli amici a correre dietro a un pallone.

Da quando sono in Italia ho avuto l’opportunità di tornare in Senegal due volte e ho rivissuto quei sentimenti.

Come mai sei venuto in Italia?

Sono arrivato con mio papà e mio fratello maggiore, (ora loro vivono ancora a Pisa, mentre io qui a Lodi con un amico) l’obiettivo era costruire un futuro migliore. Giocare a calcio, studiare e lavorare.

A proposito di calcio in Senegal, ultimamente ho letto un romanzo Non dire addio ai sogni. Racconta la storia di Amadou, un ragazzo senegalese che viene truffato da un uomo d’affari francese, che in cambio di un’alta somma di denaro porta Amadou in Italia con la scusa di farlo diventare un grande calciatore poi, invece, lo abbandona. È una cosa che può succedere oppure secondo te sono episodi che si verificano raramente?  

In effetti è una cosa che può accadere, ho sentito di tanta gente che è stata chiamata per un provino ed è stata truffata da signori che si sono fatti dare soldi in cambio di promesse irrealizzabili.

Anche se non ho mai conosciuto nessuno che sia stato abbandonato in Italia, come accade nel romanzo che hai letto.

Cosa ti piace del Senegal? Me lo racconti?

Ci chiamano “Il paese dell’ospitalità”. Si vive tutti insieme, si mangia insieme, si condivide quello che si ha in maniera libera e senza odio.

Questo mi piace tantissimo.

Noi senegalesi abbiamo un coraggio incredibile, non ci facciamo mai mettere i piedi in testa.

Nel momento dell’occasione ci rimbocchiamo le maniche e siamo pronti a dare del nostro meglio.

C’è una parola in Wolof che descrive benissimo il nostro modo di essere Demda Diek.

Vuol dire Mai arrendersi.

Anche se le cose non vanno per il verso  giusto, non ci diamo per vinti e cerchiamo di risolvere i problemi.

Per quanto riguarda, invece, l’aspetto più paesaggistico, non posso non parlarti di luoghi sensazionali come il paese in cui sono nato Yeumbeul, ma anche Goreè l’isola dove un tempo stavano gli schiavi.

Ricordo sempre con affetto un monumento della rinascita africana, poi una piazza dei Ricordi, una moschea meravigliosa dove si va a pregare tutti i venerdì.

Oppure un luogo naturalistico molto suggestivo è il Lago Rosa.

Parlando di moschee, cos’è per te la religione musulmana?

È tutto, cerco sempre di fare cinque preghiere al giorno.

L’islam è la religione della pace, non della guerra e chi ci confonde con l’Isis vuol dire che non conosce le parole del Corano e vive di pregiudizio.

Allah non dice di uccidere, ma di volersi bene. Lui è il compassionevole, il misericordioso. In Senegal circa il 95 o 96% della popolazione è musulmana.

 Cosa mi dici del Ramadan? Molti spesso criticano questa vostra pratica…

Chi non conosce giudica e cade nell’errore banale e frettoloso.

Il Ramadan fa parte degli obblighi dell’Islam, è importante per la salute e per mantenere il corpo in un profondo dialogo spirituale con l’interiorità.

Vuoi sapere perché lo facciamo?

 …Certo!

Per immedesimarci nelle persone che non hanno niente e hanno fame.

Solo con il Ramadan riusciamo a capire cosa prova la gente povera che soffre.

Uno che mangia sempre, beve quando e quello che vuole non potrà mai percepire come si sentono le persone che invece non possono farlo.

Allah ci dice di praticare il digiuno per lui e per i poveri.

Questo, inoltre, ci riempie di umiltà e di partecipazione solidale verso il prossimo. Cosa c’è di più bello?

 

Affascinante direi, come ti vedi nel futuro?

Vorrei sicuramente tornare a vivere in Senegal e vedere tutta la mia famiglia riunita. Per il resto accoglierò quello che verrà. Speriamo bene.

Il mio sguardo cade improvvisamente sulla medaglietta che porta al collo. Ci sono incise tre lettere AFD.

Cos’è? Gli chiedo incuriosito

Sono le iniziali del mio nome: Abdou Fata Diouf. Quando sono arrivato a Lodi, infatti, ho creato un brand per vendere vestiti e collane con incise sopra queste lettere. Non l’ho fatto per vantarmi o per mettermi in mostra, ma semplicemente per avere un’altra opportunità di guadagno e per aiutare la famiglia. Sto creando anche un sito, ma per ora chi volesse può acquistare su Instagram.

 Un ragazzo con le idee chiare in testa, che non solo riesce a pensare e a progettare ma anche a realizzare e a lavorare sodo, perché sa che altrimenti senza sacrifici i meriti non saranno mai veri.

Tutto questo è il mondo di Abdou Fata Diouf.

E l’onore è quello di aver fatto capolino, anche se per poco, tra le parole, i ricordi e i sogni di Abdou.

Una promessa di rispetto e di amicizia.

27/07/2022