condomitti maria

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11/03/2019 Off Di Ottavia Rancati

Maria Condomitti, classe 1990, è stata campionessa nazionale di ginnastica acrobatica nel 2005. A ventuno anni lascia la carriera da ginnasta per dedicarsi all’Associazione Dilettantistica Sportiva Ginnastica Laudense prima come allenatrice e poi come vicepresidente. Dal 2015 riveste la nomina di presidente dell’associazione ed è pronta a ricandidarsi per i successivi quattro anni alle elezioni di aprile 2019. Promotrice di uguaglianza e di uno sport sano, si dedica giorno e notte alla ginnastica per trasmettere alle atlete e alle istruttrici la sua passione sportiva.

A soli 25 anni sei diventata presidente dell’associazione A.S.D. Ginnastica Laudense 1980. Quali sono le principali responsabilità di tale carica?

Ce ne sono molte. Bisogna stare attenti a qualsiasi cosa, non dare nulla per scontato e dare anzi peso anche alle questioni che sembrano meno importanti. Mi occupo delle relazioni con i comuni per gestire le palestre per gli allenamenti; c’è una grande responsabilità a livello di organizzazione dei corsi perché lavoriamo su nove comuni del lodigiano e al momento siamo 450 soci e, dunque, bisogna avere un occhio di riguardo per tutti i tesserati e gli istruttori. Essere presidente significa essere il punto di riferimento di tutta l’associazione.

Qual è la gratificazione più grande che si trae da questa attività?

Vedere le atlete felici e soddisfatte. Inoltre, è una grande vittoria constatare che il numero dei tesserati aumenta di anno in anno.

Quali sono i valori che persegui e che cerchi di portare avanti all’interno dell’associazione?

La passione, perché il nostro motto è: ‘sport per tutti’; noi siamo nati con la UISP (Unione Italiana Sport Per tutti), che è un ente di promozione sportiva con lo scopo di estendere il diritto allo sport a tutti i cittadini. È importante fare capire che la ginnastica è anche divertimento. Tuttavia, lo sport sta diventando più competitivo, si esige molto di più e quindi bisogna essere sempre più aggiornati. Anche le gare più semplici a livello regionale richiedono una preparazione di un più alto livello rispetto a quando ero atleta. L’ho constato insieme a Veronica Cusa, attuale responsabile della sezione acrobatica, e a Giulia Zanini, tuttora istruttrice, che sono state le compagne con cui sono diventata campionessa nazionale in Acrogym (Ginnastica Acrobatica) per la prima volta nel 2005.

Cosa significa per la tua società un innalzamento della competitività?

Premettendo che nella UISP il livello è sempre stato più basso rispetto a quello della Federazione Ginnastica dell’Italia perché l’obiettivo è ‘sport per tutti’, penso che alzare il livello possa avere un valore positivo per le atlete, che possono ambire ad un gradino più alto e ad essere più gratificate. D’altro canto, ciò comporta delle difficoltà per la società perché noi siamo un’associazione sportiva dilettantistica e quindi siamo un’associazione non profit con il codice fiscale, senza partita iva e senza sponsor. Ci si appoggia ai comuni per ottenere i permessi delle palestre, che devono essere condivise anche con la pallavolo, il basket, il pattinaggio…Tante volte non riusciamo a dare alle atlete quello che serve per potere eccellere.

Com’è il rapporto con il comune nel gestire le palestre?

Dipende dai comuni. Alcuni sono molto interessati allo sport, come quello di S. Martino in Strada dove abbiamo la sede dell’associazione e abbiamo incontrato persone che ci hanno sempre permesso di lavorare al meglio. Con altri comuni è più difficile collaborare, ma penso sia un difetto all’interno dell’organico perché manca una figura reale che si occupa dello sport, quindi ci sono complicazioni più contingenti come entrare in contatto con il personale, riuscire a prenotare le palestre e può capitare che le richieste mandate non ricevano risposte.

Con il comune di Lodi come vi trovate?

Bene, inoltre a Lodi teniamo due corsi: uno alla scuola Arcobaleno e l’altro alla scuola privata Canossa. A Lodi ho come punto di riferimento Caterina Uggè, che è la responsabile dell’ufficio sport, e nel passato sono sempre stata in contatto con Daniela, entrambe disponibili. Inoltre, da due anni ci appoggiamo al PalaCastelotti per il saggio di fine anno perché è l’unico spazio nel lodigiano con una capienza tale da poter ospitare tutti i nostri soci.

Da cosa è nata la voglia di farti promotrice dello sport?

È nata man mano. Inizialmente pensavo solo ad essere un’atleta, poi ho sentito la voglia di aiutare la società e sono diventata allenatrice e infine ho assunto la carica da presidente. Mi piace che le atlete vivano lo sport nella maniera più sana che ci possa essere, che apprezzino l’impegno dell’associazione e che escano soddisfatte dagli allenamenti.

Chi ti ha trasmesso questa passione?

Sicuramente Antonio Marchetti, vicepresidente in carica della UISP del territorio lodigiano, nonché cofondatore, con suo padre, dell’associazione A.S.D. Ginnastica Laudense 1980. Antonio è una fonte d’ispirazione perché si dedica con tutto se stesso allo sport, alle associazioni ed è stato il punto riferimento per moltissime persone del settore sportivo.

La più grande difficoltà in veste di presidente?

Prendere le decisioni perché so che la mia è “l’ultima parola”. Mi consulto sempre con il direttivo ed ho la fortuna di avere al mio fianco Antonio Marchetti ed Alfredo Zanini, che sono stati a loro volta presidenti e sanno come approcciarsi a molte situazioni. Tante volte capita di vedere le cose in una prospettiva che sembra quella giusta finché, confrontandosi con altre persone, la si vede sotto una luce differente e non si è più convinti della propria posizione iniziale. Si deve essere una persona forte e decisa, che io non sono nella vita privata perché in generale ho difficoltà a prendere decisioni; invece, in questo ruolo, quello di presidente, sono costretta ad essere determinata e devo dire che questa carica mi ha aiutato a solidificare il mio carattere e a vivere la vita in maniera differente. Non esiste mai un solo punto di vista.

Come mai da presidente riesci ad essere più sicura che nella tua vita privata?

Forse perché so che da me dipendono tantissime altre persone. Nella vita privata prendo più tempo, rimando le decisioni…

Sei stata un’atleta, poi allenatrice ed infine presidente. Come si è evoluto il rapporto con le emozioni che la ginnastica ti ha suscitato nel corso degli anni?

Quando ero atleta primeggiava l’agitazione; mi ricordo che quando mi allenavo in palestra mi sentivo come a casa, tuttavia ho sempre sofferto di ansia da prestazione e al momento della gara tutta quella sicurezza mi abbandonava. Non credevo in me stessa e nelle mie potenzialità ed il timore di sbagliare mi giocava brutti scherzi. Quando sono diventata istruttrice avevo come principale obiettivo quello di non trasmettere l’ansia e quindi di preparare le atlete ad essere sicure nelle competizioni per dimostrare le loro abilità. In realtà, da allenatrice la tensione si amplifica perché quando le proprie atlete si esibiscono il cuore sale in gola e si sente il peso delle responsabilità; però, allo stesso tempo, quando le ragazze sono contente si prova una gioia che è indescrivibile. Come presidente è la passione a prevalere; in molti si affidano ai miei consigli ed ogni giorno cerco di dare il meglio di me e di risolvere i vari problemi.

Quando eri una ginnasta, qual era la cosa che più pretendevi da te stessa?

Essere brava, vincente. Io mi mettevo sempre in competizioni con le altre atlete, tutte mi sembravano migliori di me. Ero davvero tanto insicura perché mi ero autoconvinta di essere scarsa e di conseguenza sbagliavo e mi sentivo inferiore.

Mi sembra di cogliere una profonda volontà di proteggere le tue atlete da quello che può essere vivere lo sport in modo malsano. Ti rivedi in uno spirito paladino, difensore dei membri dell’associazione?

Dipende, se per paladino intendi quella persona che detta legge, allora assolutamente no. Potrei descrivermi come uno spirito paladino perché il mio scopo è di vegliare sulla scurezza delle mie atlete e di donare alle allenatrici il consiglio giusto al momento giusto, senza ferire nessuno. Mi piacerebbe essere un esempio per fare capire che nella vita non esiste solo il lavoro, che si deve fare per sopravvivere, e che è importante coltivare le proprie passioni. Vorrei che le mie ragazze capissero che volere è potere.

11 Marzo 2019,

Ottavia Rancati