Ellubebe Gody Samba

Ellubebe Gody Samba

17/08/2022 Off Di ermanno merlo

Ellubebe Gody Samba classe 1995 è il nuovo fresco acquisto dell’Edelweiss. Un sorriso semplice e sicuro è sempre presente sul suo viso quando parla del pallone e degli amici, poco ama gli argomenti privati, si commuove al ricordo del Senegal, la sua terra e degli affetti lasciati.

In questa calda sera percorro le vie della città bassa e raggiungo l’appartamento di Ellubebe.

Il mio rammarico per non sapere il francese o un po’ di dialetto senegalese Wolof è tanto. Cerco di farmi capire dal ragazzo, che mastica a stento l’italiano mentre mi faccio strada nell’abitazione.

Appeso alla parete anche un dipinto che ritrae il volto del cantante giamaicano Bob Marley, che sembra guardarci tutta la sera con fare colmo di mistero.

 

Ellubebe raccontami il tuo percorso sportivo

Sono arrivato qui nel 2014.

Ho trascorso qualche anno all’Azzurra, poi sono dovuto tornare in Senegal. Tre anni fa giunto nuovamente a Lodi ho militato nella Nuova Lodi e questa stagione la trascorrerò all’Edelweiss.

Come mai sei tornato in Senegal?

Per alcuni problemi burocratici con i documenti, soprattutto per quanto riguarda l’ambito del codice fiscale.

Ci sono state delle complicazioni che mi hanno costretto a questa scelta.

Ma ora sono a Lodi e non vedo l’ora di cominciare a giocare con i nuovi compagni.

 Come ti senti a iniziare questa nuova avventura all’Edelweiss?

Sono sicuro che farò grandi cose, spero di aiutare la squadra con le mie capacità e di poter vincere il campionato.

Ci sono dei giocatori che hai incontrato e che ammiri per le loro qualità?

Sì, Lorenzo Fasa.

Ci siamo sempre allenati insieme. Mi ha aiutato durante il percorso d’integrazione in Italia, standomi sempre vicino nel momento del bisogno.

Ma posso parlarti anche di Abdou Fata Diouf, so che lo conosci…

 Eh beh, l’ho intervistato qualche settimana fa…

Noi due ci siamo conosciuti in Senegal. Dopo tanto tempo l’ho rincontrato a Lodi.

Sono stato proprio io a metterlo in contatto con la dirigenza del Lodivecchio.

Avevano chiesto a me di giocare con la maglia giallo rossa, ma ormai io avevo firmato all’Edelweiss.

Ah, ma non ti sarebbe piaciuto provare a un livello più alto?

No, nel mio cuore c’è l’orgoglio di poter trascorrere questa stagione all’Edelweiss. Una realtà sportiva meravigliosa che mi ha accolto subito a braccia aperte e mi ha fatto sentire parte di una grande famiglia. Non potrei chiedere niente di più.

Quando faccio una promessa la mantengo, sono un uomo di parola.

In che ruolo giochi?

Attaccante e sulla fascia. Sono molto forte nella corsa e abile a buttare la palla in rete. Inoltre, nel dribbling non mi batte nessuno.

Squadra preferita?

Il Milan ovviamente! Quest’anno la conquista dello scudetto mi ha reso molto felice.

Il mio giocatore preferito è Rafael Leao, un mito.

Cosa ti piace del calcio?

Tutto.

Mi alleno ogni giorno, dopo il lavoro, nel tempo libero. Non posso stare senza toccare  il pallone.

Che lavoro fai?

Lavoro alla GLS a San Giuliano Milanese.

Giocavi a calcio anche in Senegal?

Sì.

Praticavo questo sport con gli amici, avevamo creato una squadra, si chiamava Mama Sport.

Quest’anno hanno vinto un torneo. Per me è stata una gioia senza confini, quando l’ho saputo.

Come se un pezzo del mio passato continuasse a pulsare forte anche nel presente lodigiano.

Come mai sei venuto in Italia?

Sono venuto con la mia famiglia per coltivare la passione del calcio, trovare un lavoro e costruirmi un futuro migliore.

Ora sto in questa casa con un mio amico, mentre il papà, la mamma, il fratello e la sorella in un altro appartamento a Lodi.

Non abbiamo potuto vivere insieme per ragioni di spazio, ma questo mi ha permesso di sviluppare un’indipendenza maggiore.

Cosa ti piace del Senegal?

Il mare, il calcio… tutto, insomma.

Ma soprattutto il mare. Per me è un luogo molto importante.

Infatti io e mio papà eravamo pescatori.

Le giornate passavano gettando grosse reti nell’acqua sperando di prendere il pesce, che a seconda della quantità cercavamo di distribuire il più possibile alla gente.

Racconta mentre fa scorrere sul telefonino le immagini del papà che tiene in mano un grosso pesce, su una barca in mezzo al mare.

Dove sei nato di preciso?

A Yoff, vicino a Dakar.

Come ti vedi nel futuro?

Mi piacerebbe diventare un calciatore professionista. Ma, per adesso vado avanti nella direzione che ho intrapreso.

Poi Allah deciderà cosa sarà giusto per me.

Sei molto credente?

Moltissimo, prego cinque volte al giorno e vado in moschea secondo il calendario religioso islamico.

Adoro recitare i versi in Arabo e leggere il Corano.

Tutto ciò mi dà fiducia e speranza. Mi rasserena.

C’è una persona che più ti è rimasta nel cuore e a cui devi la tua gratitudine?

Mio papà, Mamadou Samba.

Un rapporto profondo tra un padre e un figlio  che sulle acque del Senegal tra le reti da pesca arriva a Lodi e ricorda a tutti noi la bellezza di riscoprirsi esseri umani, di ricercare semplicità e amicizia come valori fondamentali della vita.

Un legame che ricorda i versi di una canzone meravigliosa di Cat Stevens.

Parole sulla necessità di essere integrità vera e partecipe, di sentirsi parte del ciclo del mondo. Appesi sui fili della pioggia.

“Non è questo il tempo del cambiamento, rilassati, prendi il tuo tempo, tu sei giovane, questo è il problema, ci sono ancora molte cose che devi conoscere” e ancora scrive Cat Stevens “trova una donna, sistemati, se vuoi puoi anche sposarti, guarda me, sono vecchio, ma sono felice”.

Ermanno Merlo

16/08/2022