ferri lilli

ferri lilli

20/11/2019 Off Di Ottavia Rancati

Il pensiero corre immediatamente a “Mens sana in corpore sano” del poeta latino Giovenale, secondo cui l’uomo dovrebbe aspirare alla sanità dell’anima e alla salute del corpo. Oggigiorno, il Mental Coach, o allenatore della mente, è una guida che stimola ad adottare dei comportamenti da cui la nostra unità psicofisica può trarre benefici. Benessere fisico e mentale, due necessità che plasmano la vita di tutti noi e che ci elevano ad una sensazione di pace che rincorriamo nel corso della nostra permanenza sulla Terra. È forse Lilli che ci può condurre, come una guida, al raggiungimento di tale stato vitale?

Lilli Ferri è la nuova coach dell’ASD Pallacanestro Fanfulla 2000, la squadra di basket femminile di Lodi che a settembre ha ripreso il campionato di serie B. In passato, Lilli ha ottenuto due promozioni nei campionati senior e tre finali nazionali giovanili con la Pallacanestro Femminile Varese. Ha conseguito un Master in Psicologia dello Sport e Sport & Business Coach e fa parte del team di PsicoSport, una società con lo scopo di attuare il miglior percorso di benessere e performance fisica per atleti, allenatori e società sportive.

Come procede l’avventura con il Fanfulla di Lodi? Com’è il clima in palestra?

“È un momento molto positivo a livello di risultati; l’ambiente è favorevole ad un buon lavoro, quindi serenità, serietà, impegno e dedizione. Tutti questi fattori messi insieme hanno fatto sì che l’inizio della stagione fosse dei migliori.”

Impegno, dedizione, serenità da parte delle ragazze e della società?

“Sì, la società è stata molto chiara fin da subito a livello di obiettivo, ma per quello che riguarda l’operato mi ha lasciato carta bianca; le ragazze, alcune storiche e altre nuove, sono molto disponibili.”

Qual è l’obiettivo di questa squadra?

“Da anni viaggiano nei piani altissimi della classifica della serie B, tant’è che l’hanno scorso hanno sfiorato la finale. Quest’anno mi hanno detto di migliorare quel risultato.”

Hai carta bianca con la squadra: quale strategia stai adottando?

“Il primo obiettivo è stato quello di trasformare questo gruppo di atlete in una squadra; dopodiché, la pallacanestro è costituita da tre elementi fondamentali, che voglio trasferire alle ragazze, e sono: l’impegno difensivo, la piacevolezza nel passarsi la palla e la capacità di assumersi delle responsabilità. Fino ad adesso le partite sono state vinte con tanta dedizione difensiva e ciò che più mi ha gratificato è il miglioramento che constato di partita in partita.”

Nel corso della tua carriera, avevi già incontrato il Fanfulla?

“Sì, il Fanfulla è una società che ho sempre conosciuto da avversaria, sia come allenatrice che come giocatrice; mi ricordo del Fanfulla degli albi d’oro che ha gareggiato in A2, in B nazionale e B regionale, quando ancora esisteva questa categoria. Sono sempre stati dei validi avversari”

Come sei stata contattata? Te lo aspettavi?

“È stato il dirigente Rosario Leonardi che mi ha chiamato dicendo che volevano un allenatore qualificato perché arrivano da una stagione molto valida, in cui il mio predecessore ha fatto un ottimo lavoro; volevano garantire alle ragazze una qualità negli allenamenti. Sinceramente, non mi aspettavo di essere intercettata soprattutto per le distanze perché io arrivo da zona Malpensa. Mi ha fatto molto piacere.”

Come immagini di poter migliorare la squadra?

“L’obiettivo di ogni allenamento, sul quale martello sempre, è che oggi dobbiamo essere migliori di ieri e domani migliori di oggi. Sto notando che le ragazze cominciano ad averlo in testa e infatti c’è sempre molto impegno in palestra.”

All’interno della squadra e della società, ci sono delle cose che vorresti cambiare o modificare in meglio?

“Sarebbe bello avere una palestra colma di tifosi. Esiste già un pubblico, però possiamo puntare a crescere.”

Rispetto alle tue esperienze precedenti, il basket era più seguito o è normale avere una modesta tifoseria?

“Nei primi anni di Varese il pubblico era scarso; il lavoro di costruzione della squadra e del settore giovanile ha portato ad aumentarlo numericamente. A Lodi c’è un discreto pubblico ma sarebbe importante che ci fosse più coinvolgimento e ci fosse più ricettività da parte della città. Io sono sponsor degli sport perché l’attività fisica insegna a vivere, oggi più di ieri in quanto i nostri ragazzi hanno poca possibilità di attività motoria libera, come si aveva una volta, e fargli fare dello sport diventa una questione imprescindibile per la loro salute sia fisica che sociale e psicologica.”

Tu sei Mental coach?

“Sono partner della società di PsicoSport, il marchio della Psicologia Sportiva in Italia; organizziamo dei percorsi di formazione e il più importante è il Master in Psicologia dello Sport rivolto agli psicologi; operiamo nella sfera psicologica del mondo sportivo con percorsi di Mental Trainer per gli atleti, allenatori e società; inoltre, allestiamo interventi su tutto quello che è lo sport come benessere.”

Come coniughi le tue competenze con l’essere allenatrice? Quando devi essere solo coach?

“Partendo dal presupposto che questa mia professione prima che aiutare i miei giocatori, ha aiutato me, tali conoscenze mi supportano nel capire come intervenire, anche se questo non significa che io sia esente da errori. Di conseguenza, penso che queste mie competenze gestionali e psicologiche possano giovare anche ai miei atleti.”

In cosa ti aiutano di più?

“Banalmente nel porsi, nel supportare i giocatori, nel costruire una squadra e una mentalità di gruppo, nel capire quando un giocatore ha bisogno di essere spronato in un modo piuttosto che in un altro, nel leggere le dinamiche emotive.”

Complimenti!

“Prima facevo tutt’altro nella vita: dopo avere smesso di giocare a pallacanestro, ho aperto un locale nei pressi di Bergamo con delle mie ex compagne di squadra, ma lo abbiamo abbandonato perché era troppo impegnativo. Sono tornata nelle mie zone e tramite la società di Basket Canegrate ASD (MI), che è stato il primo aggancio da allenatrice, ho vinto una borsa di studio per frequentare il master in Psicologia dello Sport. Da atleta, mi chiedevo sempre il significato di ‘Usa la testa’ propinato dai miei allenatori…Oggi posso spiegare a un giocatore come usare la testa ed è una grande soddisfazione.”

Come pensi che ti percepiscano le tue atlete?

“Certamente come una seccatura, infatti sono molto esigente sia con loro che con me stessa! Non mi piace improvvisare, amo curare i dettagli. Fino ad ora l’ambiente è molto sereno pur lavorando sodo e per cui credo ci sia una percezione piacevole da parte di tutti.”

Cosa ne pensi del movimento del basket femminile? È qualcosa su cui c’è da riflettere?

“Sì, ci sarebbe da aprire capitoli infiniti. Spesso il basket femminile è causa del suo male e dovrebbe piangere su se stesso. Il sistema della pallacanestro di donne è propenso a parlare tanto e fare poco. In queste società sportive sono scarse le donne: negli Stati Uniti in cui il rapporto è 8:2 su dieci squadre, in Italia è 2:8; non si stratta di responsabilità o colpe di genere, riguarda un sistema che deve cercare di fare qualcosa in più. Bisogna pensare al bene di questo sport partendo dall’alto e scendendo a cascata dalle istituzioni, ai presidenti, alle singole società fino agli allenatori perché o giochiamo di squadra o si perde tutti.”

Cosa intendi quando dici che il basket è la causa del suo male?

“È un discorso complesso, non c’è un capro espiatorio del perché il movimento non va così bene, è una di quelle questioni per cui ci si dovrebbe mettere a tavolino per discutere e provare a sperimentare un cambiamento che tanto impaurisce. In parecchie occasioni, le aspettative che si hanno dal basket femminile sono le stesse dal maschile nonostante i soldi siano molti meno; altre volte, invece, siamo trattate in modo diverso quando se ne parla in termini di guadagno e spettacolo, ad esempio per i diritti televisivi. Il basket femminile ha bisogno di gente con passione che possa investire e possa cambiare qualcosa. Ma questo non è l’unico problema.”

Cos’altro fare, allora?

“Puntare maggiormente sui settori giovanili e sulla formazione degli atleti, a costo di una sconfitta in più; tuttavia, talvolta, le società non sono d’accordo con l’idea di perdere. La mia domanda provocatoria è: il settore giovanile non cresce perché gli allenatori hanno poca fiducia nei giovani o perché gli allenatori non possono permettersi una sconfitta? I numeri del basket femminile hanno subito un drastico calo negli ultimi anni, bisogna pensare non solo al proprio orticello ma ipotizzare delle collaborazioni importanti per garantire un percorso al giocatore, facendo un reclutamento a più ampio raggio per soddisfare le esigenze di tutti. Banalizzo: se ci sono nell’arco di dieci chilometri tre società, queste, anziché farsi la guerra, potrebbero collaborare e creare una serie A, B e C e non perdere un bacino di utenza perché puoi collocare tutti i giocatori. Credo sia una delle strade possibili per molte società. Sono allenatrice e questi sono discorsi da dirigenti, però ci sono dentro da anni e qualche idea me la sono fatta.”

A Lodi come ti sembra la situazione?

“Ci sono da poco tempo per capire certe dinamiche; ci sono intorno società come ASD Here you can Siziano (PV), Basket Club Borgo Pieve AD (LO), Basket Team Crema (CR) con cui si possono intraprendere delle collaborazioni utili a tutti.”

Qual è stata la tua soddisfazione più grande da allenatrice?

“La vittoria del campionato di due anni fa con il Varese dove abbiamo vinto con 29 partite su 30 e siamo state promosse in A2 dopo tre anni di inseguimento.”

Lo incontrerai in campionato?

“Sì, il 7 dicembre. Sarà una partita da preparare al meglio perché il Varese è una squadra molto forte.”

Qual è il mantra che somministri ai tuoi atleti?

“Nessun mantra, ma un’imposizione: tutti devono saper difendere! La difesa è il nostro miglior attacco.”

Te l’ha trasmesso qualcuno?

“Nel mio passato cestistico, uno dei miei primi allenatori, che mi ha creato la mentalità vincente, aveva il pallino della difesa; poi, il mio role model è Ettore Messina da cui non si può non dipendere.”

Chi ringrazi?

“Tutti i giocatori che ho avuto perché non esiste un allenatore senza giocatore ma può esistere un giocatore senza allenatore! Ringrazio Alice Buffoni, perché è sempre al mio fianco soprattutto nei momenti critici e un grazie anche a tutti coloro che mi hanno aiutato e supportato in tutti questi anni, un nome su tutti Ampelio Biasion.”

20 Novembre 2019, Lodi

Ottavia Rancati