francesca billi

francesca billi

04/05/2020 Off Di Ottavia Rancati

La mia ripartenza con Gazzetta Lodigiana non poteva essere più in sintonia con la situazione che stiamo vivendo: singolare. Riparto da un’amica unica che conosco da sempre; riparto da una pallavolista insostituibile con cui ho condiviso il campo a lungo. Quale migliore ripartenza!

Nel frattempo, si è aperta la polemica del volley come sport più pericoloso ai tempi del Covid 19, così suggerisce il report a cura del Politecnico di Torino pubblicato dal CONI, il Comitato Olimpico Nazionale (per maggiori informazioni: http://dal15al25.gazzetta.it/files/2020/04/xxxxxxxxxx.jpg). Però, c’è altresì una notizia a riscaldare i cuori della pallavolo del territorio: la FIPAV, Federazione Italiana Pallavolo, presieduta da Marco Spozio, si impegna supportare economicamente tutte le 4232 realtà lodigiane e cremonesi (per maggiori informazioni http://www.cremonalodi.federvolley.it/).

Tuttavia, per ripartire vorrei raccontare solo di Billi, o meglio di Francesca Riccaboni: classe 1998, numero 15, centrale della prima divisone della G.S.O. Laudense Ausiliatrice di Lodi. Per chi la conosce, di certo mai vorrebbe trovarsi a ricevere una delle sue missili-battute; per chi non la conosce, di certo ne rimarrà colpito per la sua naturale inclinazione a fuoriuscire da qualsiasi definizione.

Sei contenta di essere stata indicata come punto fermo dal coach Emanuele Selmi per la nuova rubrica di Gazzetta Lodigiana?

“Sì, ne sono lusingata e non me lo aspettavo perché nella nostra squadra è Luisa Salari il riferimento. Probabilmente ora lo è in modo diverso rispetto a qualche tempo fa, però resta il punto fermo per definizione della G.S.O. Laudense Ausiliatrice.”

A tuo parere, come mai ti ha scelto?

“Perché ho dimostrato di impegnarmi assai in questa mezza stagione. Spesso ci siamo confrontati per capire come far girare meglio il gruppo e si fida di me. Dal punto di vista del team, non mi ritengo su un gradino diverso dalle altre; ogni tanto sento di fare da collante perché gioco nella Laudense Ausiliatrice da sempre, ma come la maggior parte delle giocatrici. Infatti, credo che il punto di ripartenza siamo tutte noi, siamo molto unite. Forse rappresento un punto fermo per Emanuele, ma non per la squadra.”

Non ti senti un punto di ripartenza, ma c’è forse un frame ben preciso della penultima partita, di cui sei stata protagonista indiscussa: mi riferisco al filotto di battute, dodici di fila se non sbaglio, contro New Volley Project Vizzolo (MI). Una prestazione che non lascia indifferenti.

“Sì, sicuramente il mio apporto al punteggio c’è. Se voglio contribuire, devo essere costante sia in attacco, senza cercare punti rischiosi, sia in battuta, in cui invece devo forzare. Se manca questo, posso fare poco.”

Dici di non sentirti su un gradino diverso rispetto le tue compagne, anche se sei stata definita come “quella che porta la chitarra nella compagnia”!

“(ride) Queste definizioni sono solo di Eugenio… sicuramente il mio carattere mi porta ad essere su di giri e cerco di trascinare gli animi; ma non mi riesce sempre. Nell’ambito sportivo sono notevolmente coinvolta e cerco di trascinare chi è in campo con me, nondimeno questo significa che lo diventino per merito mio. Io ci provo. È vero, la maggior parte delle volte sono “quella che porta la chitarra” e ne sono contenta, però il ruolo di trascinatrice è altro e non mi ci rivedo, anche se vorrei.”

Cosa ti manca?

“Una visione più ampia della realtà di ogni giocatrice; è difficile fermami a pensare ai bisogni di ognuna di loro. Faccio caciara, io! Sono grintosa e cerco di tirarti su, tuttavia non mi soffermo sul che cosa dovrei fare per riuscirci. Sono distratta.”

Distratta dall’agitazione?

“Sì…distratta nella vita, in generale. Perfino nei rapporti quotidiani, poche volte mi fermo a riflettere sul perché una persona si stia comportando in quel modo piuttosto che in un altro. Io proseguo per la mia strada fin quando non mi si para davanti il problema vero e proprio.”

Hai specificato che soprattutto nell’ambito sportivo emerge il tuo carattere da trascinatrice- distratta; fuori dalla palestra, questo tuo lato ambivalente com’è?

“È più intermittente: ogni tanto si rivela e quindi trasudo entusiasmo da tutti i pori; ma, più spesso che nella pallavolo, mi siedo sugli allori e faccio l’orso.”

Come mai nello sport riesci meglio ad esternare il tuo entusiasmo?

“Forse perché al nostro gruppo manca la giusta grinta ed è più facile rendersi conto che qualcosa non va: in una partita in cui è tutto un po’ grigio, un po’ piatto, io me ne accorgo e cerco in qualche modo di ripartire con maggiore slancio, sperando di scuotere le mie compagne.”

Qual è l’allenatore a cui devi di più?

“Antonio Bonvini: prima del suo arrivo, non ho mai ritenuto questo sport la mia passione, era più un passatempo per stare con le mie amiche. Grazie a lui ho capito quanto ci tenessi e quanto il sacrificio fosse necessario.”

Secondo te, chi fa la differenza in campo?

“Ci sono tante persone decisive: ad esempio Benedetta Cappellini (centrale); poi, ci sono le persone che passano più in sordina, perché devono gestire tutto quanto e mi riferisco a Chiara Lombardo (alzatrice). È molto costante, mantiene uno standard elevato e permette a persone come Benedetta Cappellini di fare la differenza.”

Cosa rappresenta per te la pallavolo?

“Per me è stata una scuola di disciplina. Mi ha insegnato il valore della responsabilità, sia nei confronti miei personali: se non mi alleno bene, domani non imparo niente; sia nei confronti di altre persone: se io mi alleno male, gioco male e faccio perdere delle altre persone, che al contrario mio, si sono impegnate il triplo e ci stanno mettendo anima e cuore. La pallavolo è pure una valvola di sfogo poco rimpiazzabile ed è tutto merito della mia squadra: ci conosciamo da anni e con loro sono libera di esprimermi su tutto. Andare agli allenamenti e stare negli spogliatoi è una routine che mi rende felice. Mi sento a casa.”

In questa tua routine, non mancano le interminabili discussioni post-partita con le tue compagne; perché è così bello parlarne? Di cosa si parla davvero?

“Perché è come risolvere degli enigmi: si individua il problema e si ragiona insieme su quale tra le infinite soluzioni possa essere quella vincente. Ed è bello parlarne con persone appassionate quanto lo sono io, perché riconosco in loro la mia stessa volontà di cercare di fare ripartire un meccanismo che ogni tanto si inceppa.”

Come stava procedendo la stagione interrotta?

“È un periodo di cambiamenti: nuovo coach e innesti al gruppo. Due anni fa, ci siamo salutate con una nostra storica allenatrice, Sonia Napelli, con cui siamo cresciute parecchio; la scorsa stagione, abbiamo avuto Mario Mauro e quest’anno abbiamo ripreso con Emanuele Selmi. Una stagione di ulteriore cambiamento e un po’ di caos è normale, perché tutti dobbiamo apprendere i ruoli che abbiamo: lui deve capire chi siamo noi e noi dobbiamo capire com’è lui. Ciononostante, stava andando meglio dell’anno scorso, tra alti e bassi. Siamo state a metà classifica per una buona parte del campionato, poi siamo scese ma ci stavamo riprendendo. L’obiettivo era salvarsi senza rischiare i play out.”

Come stai gestendo questa situazione d’emergenza? Hai progetti futuri?

“Mi alleno per conto mio a casa; riguardo al futuro, spero si possa riprendere a settembre perché vorrei poter vivere tutti gli anni della pallavolo che posso. Confido si possa fare con continuità, in modo tale da avere la serietà per permettere un impegno costante. Siccome è una cosa a cui tengo tanto, non mi interessa farla male, per cui vorrei si ricominciasse a 360°. Purtroppo, non penso sarà così. Io ci spero.”

Come tua zia, l’intramontabile Francesca Ripamonti, il volley non lo molli!

“Esatto… anche se mia zia ha giocato a livelli superiori rispetto i miei, per entrambe è una vera passione e, come immagino sia per lei, per sentirmi bene nella mia vita, continuerò a coltivarla. L’impegno ce lo metterò sempre, non mi interessa giocare a casaccio. Credo che sia questa caratteristica ad unirci: mia zia non sceglierebbe mai di stare in una squadretta solo per passare il tempo, perché il volley è serietà e se manca l’impegno non ci giochi più, ma ti diverti facendo volare la palla.”

Vuoi ringraziare qualcuno?

“Ringrazio Emanuele per avermi scelto come punto fermo; ringrazio Eugenio, per tutta la passione e fiducia che mi ha trasmesso in questi anni. Infine, un pensiero va alla mia squadra, perché è merito loro se vivo la pallavolo in questo modo ed è il migliore che potessi desiderare.”

Lodi, 1° maggio 2020

Ottavia