Giù e su dal ponte, e l’orgoglio dello schierarsi

Giù e su dal ponte, e l’orgoglio dello schierarsi

06/06/2020 0 Di Ottavia Rancati

Giù e su dal ponte, e l’orgoglio dello schierarsi

Il mondo si divide in due: chi può e chi non può. In ogni lezione, mi viene ripetuto che il senso si dà per coppie di contrari. Un caso famoso è quello tra natura e cultura, tra autentico e artificiale, tra eterno e finito. Un’immagine si fissa davanti a me: il fiume Adda accanto all’ex Piscina Ferrabini in Piazza Crema 2 a Lodi. La struttura è chiusa dal 2016, dopo lo scandalo giudiziario che vide l’alterazione del bando per l’assegnazione della gestione delle piscine da parte dello scorso sindaco. Trascorsi quattro anni, la data di una prossima apertura sembra subire un ulteriore rinvio. Come si legge su un articolo pubblicato sulla stampa locale il futuro impianto “Attilio Concardi” dovrà attendere il 2021 per rianimarsi. Nel frattempo, l’Adda se ne fa un baffo, specie in questi mesi in cui l’abbiamo vista più che mai in piena e ci ha assalito la voglia di farvi un tuffo. A questo giro, la natura ci ha decisamente battuti! Al polo opposto della città, scendendo a sud dopo aver salito Corso Adda e attraversato qualche quartiere, arriviamo in via Piermarini. Giungiamo a una struttura sportiva all’avanguardia inaugurata nel 2013, che nella sua efficienza umana, sembra riprendersi una vittoria contro l’eterno corso d’acqua.

schierarsi
Figura 1 Screenshot satellitare del percorso che collega Piazza Crema numero 2, luogo di ubicazione della ex piscina Ferrabini, e il Centro Faustina Sporting Lodi. Sovraimpresso, uno schema di termini contrari e contradditori, come lo leggete?

Una piscina abbandonata e una piscina che non ti lascia solo un momento. Il regolamento della Faustina Sporting Club, nella sezione Circolari Informative del sito, recita tutti i comportamenti che dobbiamo adottare. Poco spazio ad ambiguità e molta attenzione ai dettagli.

Che bello: immergersi nell’acqua, coordinare i movimenti per poter stare a galla, respirare con il naso in maniera consapevole. E quanto si pensa, mentre si nuota. La passione natatoria è così popolare che il poeta Paul Valery nel suo diario descrive i suoi bagni nel Mediterraneo come “il mio solo passatempo, il mio unico sport era il più puro di tutti: nuotare. Ritornando a questo elemento naturale mi sembra di riscoprire e riconoscere me stesso, il mio corpo diventa lo strumento diretto della mente, l’autore delle sue idee. Tuffarsi nell’acqua, muovere il corpo dalla testa ai piedi in questa bellezza selvaggia e seducente, volteggiare nelle pure profondità del mare: ecco un piacere per me paragonabile solo all’amore”.

Siamo in acqua, finalmente dopo mesi, e cambiamo sfera di atmosfera, se possiamo dire così, per adattarci dobbiamo controllare il sistema di respirazione. Respirare nell’acqua non è più un meccanismo automatico; ci dobbiamo pensare. Pensiamo a cosa vuol dire non poter respirare se andiamo in apnea. Tratteniamo il fiato il più possibile finché ci manca, ci affrettiamo a riemergere fuori dall’acqua perché la paura di soffocare ci manda impulsi motori come ordini. In fretta fuoriusciamo e respiriamo. Noi possiamo respirare.

Tutti dovremmo avere il diritto di respirare.

Il mondo si divide in due: chi si schiera contro il razzismo e chi no. Noi non restiamo indifferenti e ci uniamo con orgoglio a tutti quei sportivi che hanno scelto di prendere una posizione: LeBron James, cestista dell’NBA, i giocatori di Bundesliga e l’approvazione della Federcalcio tedesca ai gesti di protesta dei calciatori; poi Pelé, Usain Bolt, Mike Tyson, Evander Holyfield e Stephen Curry, tutti miti dello sport di ieri e di oggi che hanno aderito al #BlackOut Tuesday sui social.

Se è vero che lo sport può cambiare il mondo, come un politico rivoluzionario disse, allora noi siamo in prima linea.

Lodi, 5 giugno 2020

Ottavia Rancati