Luigi Tosello

Luigi Tosello

30/01/2024 Off Di Eugenio Lombardo

L’INCONTRO

Luigi Tosello, protagonista indiscusso dello sport locale, deve per forza possedere un segreto: e questo riguarda la capacità, straordinaria, che ha di unire la passione con una professionalità, che non è un’etichetta, ma quella concretezza che esprime competenza, serietà, oculatezza, rigore e persino umanità, in una cornice di stile e di classe.

Calcio e pallavolo: qual è il tuo vero amore?

“Calcio, senza dubbio alcuno. E’ ciò a cui ho guardato sin da ragazzo, quando ero una giovane promessa del Settimo Milanese, ed ebbi la mia occasione quando fui chiamato dalla Pro Patria”.

E come andò?

“Cinque mesi secchi di panchina, senza mai vedere il campo. I miei genitori furono molto chiari: inutile sprecare altro tempo. D’altra parte avevo cominciato a lavorare già a 14 anni. E da quel momento il calcio rimase solo un puri divertimento. A 22 anni, invece, avevo già fondato l’azienda Tomolpack, le responsabilità sul lavoro mi assorbivano totalmente”.

Ciò non toglie che nel calcio sei rientrato con un ruolo diverso.

“Veramente avrei voluto fare solo il genitore che accompagna il figlio al campo, ma i dirigenti del Cvs di Sesto Ulteriano, dai oggi, dai domani, mi hanno convinto ad entrare nei quadri dirigenziali”.

Detta così è riduttivo, sei arrivato ai massimi vertici di quella società…

“Con il tempo ho fatto il direttore generale, poi il presidente. Nel 2019 ho mollato, sentivo la fatica di un lungo percorso”.

Ma voci di ben informati mi dicono che sei l’uomo nuovo del Tribiano.

“Per ora mi sto limitando a dare una mano ad alcuni amici. In futuro si vedrà”.

Mano esperta, però: da quando l’hai resa disponibile questo Tribiano vola.

“La squadra doveva abituarsi solo alla categoria nuova ed aveva bisogno di autostima con qualche risultato ultile”.

Mister Sesto ha impresso una svolta importante.

“E’ stata una scommessa ben giocata, è alla sua prima esperienza non dimentichiamolo. Tuttavia sa lavorare bene sul campo, è deciso,  mostra di sapere quello che vuole, e sa tenere tutti sulla corda”.

Meglio l’usato sicuro o il nuovo che avanza, in generale?

“Se la società ha carisma, si può puntare sul giovane, a patto che abbia personalità. Ma anche l’usato sicuro non lo disprezzo”.

Nel volley con la Tomolpack  Marudo hai raccolto tante soddisfazioni.

“Lì ho fatto solo da sponsor. E’ vero: siamo arrivati anche in serie B, in un crescendo continuo, poi è cominciata a girare male, ma contiamo di riprenderci”.

Una giocatrice che è l’espressione della tua filosofia sportiva?

“Due nomi: la Samarati, perché ha fatto con noi tutta la trafila, molto legata alla maglia. E la Allegretti”.

Nel calcio, invece, chi sono stati i tuoi pupilli?

“Tantissimi giocatori li ho nel cuore. Vuoi per forza un nome? Davide Venturiero, che poi ho ritrovato qui a Tribiano. Marco Grossetti, che ha smesso di giocare, Federico Corona, che ho perso di vista, e Caini”.

E l’allenatore del cuore? Ti sei mai pentito di avere rinunciato a qualcuno?

“Mai avuto un allenatore preferito. Ho imparato qualcosa da tutti, ma non sono uomo che ama il pentimento, in nessun caso”.

Come hai visto cambiare il calcio, qui nel panorama del dilettanti.

“Adesso c’è una tattica esasperante, è tutto basato sui moduli, in parte sulla fisicità. Tempo fa gli schemi c’erano già, ma contavano anche l’estro e la fantasia del calciatore. Di conseguenza è diminuita la qualità”.

Spazio per i consigli: cosa deve avere una società calcistica pur dilettante per funzionare bene?

“Alcune caratteristiche sono fondamentali: tanta passione, un sano spirito di volontariato con persone che amano ciò che fanno, e un settore giovanile da fare crescere, col desiderio di portare i giovani in prima squadra e di non perderli cammino facendo, puntando al contrario su chi ha il nome ed è già affermato”.