Mbarik Fall

Mbarik Fall

24/09/2022 Off Di ermanno merlo

Ami tutto dei pomeriggi di fine settembre: il vento sulle foglie stanche di sole, la strada consumata dalla vita, il freddo che inizia a insinuarsi lentamente nelle giornate, e indossare felpe leggere per sentirsi protetti, in un certo senso, rassicurati, diventa un modo nuovo di iniziare l’autunno.

Oggi soffia sul mio io il vento del Senegal, anche se non sono, purtroppo, tra le terre di Dakar.

Al campo del Sangiuliano City di mister Andrea Ciceri incontro Mbarik Fall, giocatore di punta della squadra, una di quelle persone che giocano partite indimenticabili senza arrendersi mai fino al triplice fischio.

Ha un sorriso che scioglie il cuore e capelli rasta. Li accompagna dolcemente in una coda che danza a ritmo del corpo. Un movimento incredibilmente ipnotico che incanta il mio sguardo.

Raccontami il tuo percorso sportivo Mbarik

Ho iniziato all’età di nove anni alla Pioltellese, ho girato un po’ di squadre fino ad arrivare alla Prosesto dove ho concluso il mio percorso nelle giovanili.

A sedici anni, infatti, sono approdato in serie D. Sono stato al Fanfulla sempre con Ciceri e ora da due anni eccomi al San Giuliano.

A proposito di San Giuliano come hai vissuto il passaggio dalla serie D a quella C?

Con gioia e felicità. L’obiettivo era quello di arrivare tra i professionisti ed è stato raggiunto.

Sento di aver compiuto il mio lavoro con estremo coraggio e determinazione. Quest’anno continueremo a lottare per andare avanti. Non è facile ma ce la metterò tutta.

Quando fai fatica per raggiungere i tuoi sogni, superando ogni tipo di ostacolo e poi arrivi a destinazione, il cuore si riempie di orgoglio.

Sai di aver sudato fino all’ultimo. Per me è la cosa più bella.

Cosa provi per mister Ciceri?

Una grandissima stima.

Penso che sia il mister che mi abbia lanciato nel mondo del professionismo.

Prima d’incontrarlo al Fanfulla arrivavo da una esperienza alla Prosesto.

Certo mi ero trovato bene, però mai nessuno come Andrea Ciceri mi aveva dato il coraggio di sviluppare le mie potenzialità, di far uscire alcune caratteristiche, come l’attacco in profondità.

Mi ha donato fiducia e di questo continuerò a ringraziarlo.

Quale pensi sia il giocatore più forte che tu abbia mai incontrato?

Ce ne sono veramente tanti.

Primo tra tutti Messias, l’ho conosciuto quando militava al Chieri, poi D’Errico.

Anche Pascali, Brugnoli, Queros, Anastasia. Ma lo stesso Battaglino che ora è il mio Direttore Sportivo.

Quali sono le tue miglior qualità?

Sicuramente la forza fisica e la corsa.

In cosa vorresti migliorare, invece?

Tecnicamente e sui posizionamenti in campo. Ma, alla fine, nonostante tutto, io sono un giocatore che non si accontenta mai.

Cerco sempre di migliorarmi ogni volta che entro in campo. Mi alleno, mi preparo, mi metto in gioco, cerco di non arrendermi e di non lasciare mai indietro nessuno.

Si vince tutti insieme.

Qual è il momento che preferisci tra tutti  quelli che scandiscono le tue giornate da calciatore?

Entrare negli spogliatoi e scambiare quattro chiacchiere, due risate con i miei compagni di squadra.

Lo spogliatoio, infatti, è importantissimo. Se non te lo godi non riesci a giocare bene.

Per fortuna sotto questo punto di vista sono sempre stato molto fortunato.

Un’altra cosa che adoro è ovviamente scendere in campo per la partita domenicale.

Giocavi a calcio in Senegal?

Sì, da noi è lo sport più praticato.

Giocavo per le strade con gli amici, a piedi scalzi.

E questo accade ancora oggi, quando torno in Senegal. Ogni volta è un’emozione senza confini.

Riprovare quella sensazione di semplicità rende tutto più magico.

Credo che il calcio, inoltre, porti con sé anche tutta una parte importante proprio legata alla socializzazione e all’incontro.

O sbaglio?

No, no assolutamente non sbagli.

Ed è un po’ lo specchio dell’anima dei senegalesi.

Noi siamo fatti così: c’è un senso di comunità, di relazione, di solidarietà difficile da trovare in altre parti del mondo.

Nessuno chiude le porte a chi si trova in difficoltà, a chi ha fame, a chi cerca aiuto.

Siamo in grado di aprirci all’altro senza pregiudizi, ma con il cuore colmo di partecipazione.

Pensa che mia mamma ancora adesso che siamo qui da tanti anni, ogni volta che fa da mangiare ne prepara sempre un po’di più, chissà che venga qualcuno improvvisamente a pregarci un pezzo di pane…

A proposito di cibo, mangi ancora tanto quello senegalese, oppure preferisci la cucina italiana?

Come saprai essendo calciatore professionista devo seguire una dieta particolare, però qualche piccolo strappo me lo concedo.

Ad esempio ogni sera dopo la partita della settimana, mangio il mio piatto senegalese preferito: il Ceebu Jen

È un regalo che sento di aver meritato, fino in fondo.

Raccontami un po’ il Senegal, cosa ti piace di più?

Io sono nato a Louga, vicino a Dakar. È un luogo meraviglioso.

Tutte le volte che ci torno mi sento veramente a casa, libero di fare quello che desidero, di spostarmi senza vincoli di tempo, di salutare qualsiasi persona incontri.

Questo purtroppo non accade qui, siamo tutti chiusi nella nostra piccola bolla di quotidianità e facciamo fatica a ritrovare lo spirito senegalese di libertà partecipata e di condivisione senza limiti.

Io, per primo.

La semplicità di alcuni dettagli di quella vita, mi manca molto.

Festeggiato il Magale di Touba quest’anno?

Certo, anche se io non sono Murid.

Però comunque porto con me il rispetto e il senso religioso che Cheick Amadou Bamba è riuscito a diffondere in Senegal.

Così il Magale lo festeggio sempre, ogni anno, è una tradizione.

 Sei molto religioso?

Sì, l’Islam d’altronde in Senegal è una religione diffusa. Purtroppo in Italia da molti non viene capita, l’apertura al nuovo fa sempre paura. Conoscere, però, aiuterebbe a rendersi conto del grande simbolismo di pace e di misericordia che vive in noi musulmani.

Eh sì, hai proprio ragione, il pregiudizio purtroppo s’infila in ogni angolo della vita. Una curiosità personale: quando è periodo di Ramadan come fai a giocare? Resisti?

Ovviamente resisto, facendolo da anni sono abituato.

Anche se, comunque, non mangiando e bevendo è dura. Molto.

Soprattutto quando capita nei mesi dell’anno più caldi.

Hai altre passioni oltre al pallone?

Il Basket. Mi piace moltissimo, lo seguo assiduamente, soprattutto l’NBA.

Inoltre, mi piacciono i video giochi, quelli spara e ammazza

…addirittura?

Non è che io ci giochi spesso. Solo qualche volta, quando ho bisogno di lasciar viaggiare la mente.

Non sono mai da solo, magari organizzo dei tornei con i compagni di squadra.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Spero di restare nel mondo del calcio.

Due anni fa mi sono rotto il crociato ed è stata dura recuperare, ma ora sono qui e ho tanta voglia di fare bene.

Vorrei, inoltre, creare un progetto di cooperazione con il Senegal, per aiutare i ragazzi ad inseguire la loro passione per il pallone, portandoli in Italia a giocare.

Un po’ com’è stato per me. Infatti, molto spesso, in Senegal ci sono talenti sportivi che rimangono nascosti per tutta la vita, nell’indifferenza dei più.

Speranze delicate, preziose, meravigliosamente vive.

Speranze che vanno protette, racchiuse nella scatola del ricordo e delle opportunità. Mbarik, nonostante sia un giocatore professionista con doti straordinarie e abbia tutto il diritto di tirarsela un po’, non lo fa.

Anzi, si racconta in modo aperto, senza giri di parole, raccogliendo delicatezza nei suoi occhi che guardano il campo del San Giuliano davanti a noi, seduti in tribuna.

Lo vedo allontanarsi, dopo l’ultima stretta di mano. Si cambia e dopo un po’ insieme a mister a Ciceri e ai compagni si dirige in campo per l’inizio degli allenamenti.

Li raggiungo con Zinza e la sua inseparabile macchina fotografica. Mentre lui scatta, osservo Mbarik intento ad allenarsi.

Lui già pensa alla prossima partita, con quelle gambe che possono far mangiare polvere a chiunque tenti di fermarlo.

Questa è la potenza di Mbarik che, sulla strada della vita, resta per me, un altro regalo immenso e indimenticabile.

Ermanno Merlo

24/09/2022