MOUSSA KANDE

MOUSSA KANDE

06/10/2022 Off Di ermanno merlo

MOUSSA KANDE

Moussa Kande, un nome è una garanzia.

Giocatore con i piedi formidabili, imprendibile e corre dietro a ogni pallone.

Con due falcate attraversa metà del campo, come quei giganti che nelle fiabe popolari sorseggiavano parole di meraviglioso mistero, tratteggiando incantesimi nei boschi.

Moussa è il gigante dell’Edelweiss, raccoglie i frutti più maturi dalle piante e si lascia trasportare dal vento con grinta e determinazione.

Ne rimango stregato anche io, rapito, confuso, raccolto dalle emozioni del ragazzo.

I suoi capelli corti neri, con qualche sfumatura più chiara, brillano con i raggi del sole, che filtrano dalle sparute nuvole con energia.

Un po’ di barba circonda i lineamenti degli occhi e della bocca e ne delinea i tratti più delicati, le forme e i giochi funambolici delle espressioni.

Racconta il viso così dolce, timido, umile e determinato allo stesso tempo e non lascia alternative di stupore.

Non si può non restare affascinati guardando giocare Moussa.

Un atleta di livello, senza paura, che non solo ha capacità fisiche, ma soprattutto testa per reggere i novanta minuti di gioco senza rallentare un secondo.

Sicuramente avrò l’opportunità di parlare con Moussa in modo più approfonditò, di farmi raccontare la vita e le promesse sportive, però si capisce tutto di lui anche solo guardandolo correre dietro al pallone.

Non ha paura, timore, solitudine ed è insegnamento puro per chi ancora cerca aneddoto alle insicurezze e alle incertezze che s’insinuano negli anfratti quotidiani.

È preciso, senza sbavature di pensiero, solidale, partecipe, inclusivo.

Oggi, nel pomeriggio inoltrato d’autunno, ancora caldo, incontrarlo diventa parentesi viva di possibilità, racconto senza confini.

Sovviene alla mente il Don Chisciotte di Miguel De Cervantes che con la sua spada inseguiva il sogno, diventava rappresentazione fisica di una coscienza disgregata.

Insegnava, già nel 1600, ad avere speranze, a coltivare la fitta rete del desiderio, a non avere paura di esprimere l’anima, di raccogliere le poesie.

O così, come in Giacomo Leopardi <<e questa siepe che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude>> anche io ho lo sguardo offuscato e commosso.

Però l’Infinito lo posso ancora osservare, in modo preciso, puro e sincero.

È l’eternità che genera poesia, canta melodie senza parole e non smette mai.

Allora grazie Moussa, che tu sia poeta, scrittore, o semplice narratore di storie.

Grazie di queste emozioni, del condividere senza confini, che cancella ogni dolore e lascia nel cuore un unico, semplice e solo pallone da calcio.

06/10/2022

Ermanno