nicolini cecilia

nicolini cecilia

01/10/2018 Off Di Ottavia Rancati

Il leone della foresta si è svegliato, si prepara alla caccia della prima preda della giornata e il suo ruggito raggiunge tutta la giungla, diffondendo un clima di terrore. Sono pochi gli animali che non vanno alla ricerca di un nascondiglio sicuro. Tuttavia, quella mattina il leone decide di dimostrare la propria nobiltà d’animo: chi sarà così audace da affrontarlo, verrà risparmiato e diventerà suo fedele compagno. Trovò cinque animali differenti da lui, ma pronti a rischiare la vita per dimostrare quanto valessero. Da quel giorno li difese come fossero suoi fratelli, lottando per loro fino all’ultimo sangue.

Cecilia Nicolini, classe 1994, è prima palleggiatrice di Chromavis Albo Offanengo in B1; a sedici anni veste la maglia del Crema Volley in serie A, allenandosi con giocatrici del calibro della Secolo e Togut. Definita miglior alzatrice della B1, Cecilia non si pone limiti e il prossimo muro da abbattere è quello per entrare da titolare nel mondo della serie A.

Cecilia, hai dichiarato più volte che sei entusiasta di iniziare con l’Offanengo perché lo staff tecnico è eccellente e l’ambiente stimolante; sottolinei tutto ciò perché pensi sia una situazione rara?

“È un giudizio oggettivo: rispetto ad altri contesti, è inevitabile la differenza organizzativa. Non si tratta di una società famigliare, ma di un ambiente professionale con persone che hanno un ruolo ben definito; sembrano cose di poco conto, ma per un’atleta allenarsi in un contesto strutturato aiuta a rimanere tranquilli. Oltretutto, avendo a che fare quotidianamente con certe persone, è facile che nascano incomprensioni, ma nel momento in cui tutti si limitano a svolgere il proprio compito in modo serio si evitano tanti problemi.”

Com’è andato il torneo internazionale “Sempre con noi” di Carcare appena concluso?

“Benissimo, il livello era alto, c’erano tre squadre di serie A (Austria, Svizzera e Südtirol), tre di B1 e la serie C della società che organizza il torneo; abbiamo giocato sei partite in tre giorni. È stato impegnativo ma ci ha dato tante soddisfazioni: abbiamo vinto la semifinale contro il Lecco e poi ci siamo portate a casa il primo posto sfidando l’Acqui Terme, che sarà il primo avversario del campionato. È già il secondo torneo che vinciamo (l’Offanengo ha guadagnato il primo posto anche al Torneo Duemme) ed è importante, perché credo che “vincere aiuta vincere” sia una verità sacrosanta.”

Ti avevano già proposto di andare all’Offanengo l’estate scorsa però avevi rifiutato.

“Sì, perché da neopromossi in B1 avevano obiettivi semplici e ho optato per un’esperienza più stimolante.”

Quest’anno invece sono cambiati i presupposti?

“Sì, ho trovato la situazione ideale: hanno dichiarato di voler formare una squadra che puntasse a vincere il campionato e conosco già l’allenatore, Giorgio Nibbio, persona eccezionale che avevo avuto a Montichiari. In più sono vicino a casa.”

È alta la posta in gioco quest’anno?

“Sì, abbiamo alzato l’asticella: dopo una campagna acquisti di qualità, puntiamo a vincere la Coppa Italia e il campionato. Dichiarare gli obiettivi è un’arma a doppio taglio: si passa per poco umili ma, al contempo, l’ipocrisia non serve a nulla. Ovviamente tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… però mi aspetto tanto. I presupposti ci sono: la professionalità dello staff e i due tornei trascorsi sono la dimostrazione di una squadra promettente.”

Nel campionato incontrerai il Settimo Torinese, la tua vecchia squadra. Con che atteggiamento affronterai la partita?

“Nonostante non abbiano dichiarato obiettivi importanti, so che hanno formato una bella squadra; a livello emotivo sarà forte, dopotutto ho abitato lì per un anno, e rivedere alcune compagne di squadra non mi lascerà indifferente.”

Come capitana del Settimo Torinese, ti aspettavi la sconfitta in finale play-off con il Sassuolo?

“Sì, anche perché essere arrivate in finale è stata una sorpresa.”

Come mai è stata una sorpresa?

“Eravamo una squadra molto giovane: a parte Serena Zingaro e Barbara Garzonio del 1992 ed io del 1994, le altre nostre compagne erano del 2000 e del 2001: ragazzine talentuose, ma l’obiettivo, con una squadra così poco ‘esperta’, era metà classifica.”

Cosa ha funzionato?

“Il duro lavoro. Mai nella mia vita mi sono allenata per così tante ore; senza dubbio il merito va alla costanza del nostro allenatore, Maurizio Venco, che fino a giugno ci ha tenuto in palestra dalle 14 alle 19.”

Ti senti un po’ lo Zar al femminile?

“Decisamente sì, sono una trascinatrice: trasudo grinta da tutti i pori, sono quella che fa il cinema in campo, che esulta in faccia all’avversario. Sono così anche nella vita, solo che in campo c’è la possibilità di concretizzare in breve tempo i traguardi. Il mio punto di forza è l’anima e la voglia di vincere sempre.”

E il tuo punto debole?

“Sono troppo esigente con me stessa, fatico ad accettare un mio errore e mi arrabbio; insomma, mi manca quella freddezza e lucidità che sono essenziali per non perdere la testa.          “

Dopo l’esperienza in A2 e le tante vittorie, puoi direi di avere realizzato il sogno di essere una pallavolista professionista?

“No, perché adesso gli obiettivi sono cambiati e, secondo me, il segreto è non accontentarsi mai. Otto anni fa vedevo col binocolo dove sono arrivata, ora sono pronta a raggiungere nuove vedute, tra cui diventare titolare in A2.”

Dove hai imparato ad essere così tenace e determinata?

“È una cosa che mi ha insegnato mia madre (l’indimenticata Antonella Perticone, ndr) quando mi allenava: puntava molto sul lato caratteriale ed esortava le sue atlete ad imparare a essere forti e grintose. Senza dubbio è qualcosa che fa parte anche del mio carattere e che apprezzo nelle altre persone, infatti preferisco avere compagne di squadra simili a me.”

Mi sembra di capire che sai bene ciò che vuoi ed eviti gli indifferenti?

“Come ti ho detto prima, se dovessi scegliere le mie compagne di gioco, cercherei quelle che non temono nessuno perché sono dell’idea che è il carattere che ti fa vincere il Tie-Break. Non sono né arrogante né cattiva, sono più umile di quello che sembra, ma detesto le ipocrisie. Sono consapevole di risultare antipatica per via del mio carattere forte e ho avuto conferme di questa mia teoria: più volte è capitato che ex-avversarie, diventate mie compagne di squadra, mi dicevano di avermi odiato e maledetto in campo. Capisco di essere oggettivamente insopportabile per l’avversario, ma sono fantastica per le mie compagne.”

Raccontaci di quando è arrivata la chiamata per l’A2 del Crema Volley.

“Ho iniziato a giocare a sei anni, ero in una squadra d’oratorio allenata da mia madre e, nonostante da bambini si giochi per divertirsi, la pallavolo mi appassionava già moltissimo: seguivo tutte le partite di mia sorella maggiore e conoscevo a memoria i calendari di gara. È stato un trauma passare da essere palleggiatore di serie D del Codogno all’A2 allenata da Leo Barbieri. Essere catapultata, a sedici anni, da una squadra dove il coach era mia madre ad un contesto di professionalità pura mi è costato notevoli sforzi mentali. Tra le mie compagne di squadra c’erano Elisa Togut e Manuela Secolo, gente che ha vinto un mondiale; io non sapevo palleggiare, ti lascio immaginare che batoste mi sono presa.”

Che ricordi conservi di quell’avventura?

“È stata l’esperienza che più mi ha formato. Adesso sorrido, ma ai tempi è stato un anno difficilissimo, mi massacravano: se non alzavo un pallone giusto fermavano il gioco, se non difendevo una palla la Secolo diceva alla Togut :<<Tirala più forte così la prendi in faccia>>. Per quanto mi riprendessero, non ho mai pensato di mollare dopotutto ero una ragazzina che realizzava il proprio sogno. Col senno di poi, non smetterei mai di ringraziarle.”

Quali sono i tuoi punti di rifermento nel mondo della pallavolo?

“In primis Manuela Secolo, che mi ha insegnato come ci si allena, si lavora e si giocano le partite; poi ogni anno se ne trovano nuovi: Leila Bottaini ha giocato con me alla Properzi ed è stata un’amica e compagna insuperabile in campo; con Barbara e Serena ho condiviso momenti bellissimi negli ultimi tre anni e in più sono state le mie coinquiline a Settimo.”

Hai qualche rito prima delle partite?

“Sì, prima dell’inizio di una partita bacio la collanina di mia madre; la porto sempre al collo con me eccetto in campo.”

01 Ottobre 2018

Ottavia Rancati