palmieri riccardo

palmieri riccardo

16/09/2019 Off Di Eugenio Lombardo

Deve compiere ancora 24 anni (accadrà tra dieci giorni, auguri in anticipo ndr), ma Riccardo Palmieri, giocatore di spessore e di qualità del Fanfulla, appare oramai tra gli anziani della sua squadra, rivelando saggezza e già una consolidata esperienza.

Partito da casa sin da ragazzino per rispondere alla chiamata del calcio, come fosse prima ancora che una passione, una vera e propria vocazione, è adesso alla sua quinta stagione in serie D, e a pieno titolo può fregiarsi del titolo di veterano, malgrado la sua giovane età.

Ad avviso di Gazzetta Lodigiana e del nostro inviato Roberto Ferri, nella partita contro il Forlì di domenica scorsa, è stato il migliore in campo.

Da ragazzo educato qual è, Riccardo ringrazia ma si schermisce: “Grazie, grazie davvero, ma se ho giocato bene è perché tutta la squadra si è espressa ad alti livelli. Abbiamo fatto una gran bella prova, seguendo letteralmente tutte le indicazioni che ci aveva dato il mister.”

E questo Forlì? Il Fanfulla ha esibito certamente maggiore freschezza, malgrado il caldo, ma tatticamente siete pure sembrati superiori.

“Non conoscevamo questa squadra, ma sapevamo delle ottime individualità che avrebbe messo in campo, soprattutto davanti. Siamo stati bravi noi a non farla esprimere. Peccato per il goal preso, praticamente è stato l’unico tiro in porta che il Forlì ha fatto. Sentivamo di avere la partita in mano, anche se questa vive di momenti: c’è quello in cui attacchi, e quello in cui devi stringere i denti e spezzare le trame avversarie. Però se senti che fisicamente sei a posto, tatticamente il gioco funziona, e tecnicamente sei in palla, allora la partita la porti a casa.”

Un Fanfulla dalla linea verde, e tu con i tuoi 24 anni sembri uno degli anziani di questa squadra: è così, o prevale sempre quel vago senso di sregolatezza, o di anarchia come una volta tu stesso hai definito te stesso?

“Che dirti, credo che l’indole anarchica mi caratterizzi sempre. Però ho consapevolezza delle mie scelte: faccio il calciatore sin da quando ero bambino, ho verso il pallone una dedizione totale.”

A tuo avviso, essere esclusivamente un atleta, aiuta prima un giovane a maturare? O vivere più sfaccettature della propria età, il lavoro, lo studio, lo sport, aumenta il processo di maturazione?

“Dipende da persona a persona. Non c’è una direzione o un’altra. A me, sin dai tempi in cui militavo nel Piacenza o nell’Inter, hanno insegnato alcune regole che mi hanno fatto crescere e maturare: ad esempio, come deve comportarsi un atleta non solo sul campo, ma anche fuori. Ho assunto l’impegno di una vita sana e responsabile, come principio della mia esistenza. Sempre mantenendomi un ragazzo tranquillo, il sabato sera lo passo serenamente con la mia fidanzata, Valentina, e cerco di non fare tardi.”

Chi sinora ti ha sorpreso dippiù in questo Fanfulla?

“Sicuramente i giocatori più esperti, come Pascali o Brognoli, con cui gioco da tanto. Sono autentici professionisti. Li vedi come mangiano dopo gli allenamenti, o dallo stile che hanno: sanno trasmettere valori ai compagni più giovani. E’ una dote. E tutto questo fa bene alla squadra, soprattutto ai più giovani, abituati ad un altro tipo di calcio. Penso che la loro esperienza sia persino utile a prevenire gli infortuni per chi per la prima volta approccia un calcio molto simile a quello professionistico”.

Dopo la straordinaria stagione scorsa, sembrava che certi entusiasmi si fossero sopiti. Invece questo Fanfulla è lì in cima e non si arrende mai. Dove può arrivare questa squadra, secondo te?

“Questa è una squadra che se la può giocare con tutti perché ciò che ha, lo mette sul campo e lo dimostra. E’ una vera squadra la nostra. Ma non mi sento di fare previsioni. Dico solo che il Fanfulla ha tutto per stare in alto: intensità e forza.”

Riccardo, conosci Andra Ciceri da quando eri bambino: come lo hai visto cambiare? Cosa dobbiamo ancora sapere di lui che non sia ancora conosciuto?

“Il mister è apprezzato giustamente da tutti. Però non è solo un trasmettitore di grinta e di forza. E’ preparatissimo su tutti i fronti: tattico, tecnico. E poi ha una grande qualità: sa spiegare bene, a chiunque, cosa significa giocare per il Fanfulla, il valore di indossare questa maglia. Chi arriva qui, grazie al mister, è coinvolto con le giuste corde nel progetto sportivo.”

Il nonno è sempre il tuo primo tifoso?

“Certo, nonno Francesco, che ha 83 anni, è il mio primo sostenitore. Lui è originario d Caserta, ma vive qui da quarant’anni.”

Ieri i tifosi erano cinquecento, e il Fanfulla ha anche un bacino di pubblico potenzialmente superiore: cosa si può promettere loro per incentivarli a venire allo stadio della Dossenina?

“Uscire dal campo con gli applausi del proprio pubblico, per un calciatore, è gratificante. Non è una cosa che lascia indifferenti. Fa piacere. Motiva. Credo che solo a Mantova ci sia un pubblico caldo come il nostro. Una cosa che posso promettere è che le nostre partite varranno sempre la spesa del biglietto. Perché noi del Fanfulla diamo davvero tutto: intensità, corsa, cuore. Abbiamo la fortuna di avere un grande presidente ed un grande direttore. La società sostiene il suo allenatore, lo mette nelle condizioni di esprimersi, di fare calcio. Abbiamo l’ambiente ideale: ti vengono offerti stimoli senza importi pressioni, e le strutture giuste.”

C’è una persona a cui, nel calcio, senti di essere particolarmente legato?

“Sì, un mio ex compagno: Alessio Battaglino, con cui ho vinto il campionato di Eccellenza con la maglia del Fanfulla. Lui ora gioca a Meda. Mi ha insegnato tantissimo. Forse per il divario di età, mi ha preso sotto la sua ala protettiva e mi ha trattato come un figlioccio, dandomi davvero tanto. Il suo entusiasmo è rimasto un esempio per me.”