paolo pedrazzini

paolo pedrazzini

01/05/2020 Off Di Eugenio Lombardo

Ad età oramai matura tengo ancora, seppure dentro un cassetto, il poster del mio idolo calcistico di gioventù: Aldo Cantarutti, che fu, fra le altre squadre, giocatore del Catania e dell’Atalanta.

Paolo Pedrazzini, invece, giovane e grintoso attaccante del Borghetto Dilettantisica, formazione lodigiana di seconda categoria, seppure abbia solo 17 anni ha tolto da tempo, dai muri della sua camera, quello del suo idolo: Zlatan Ibrahimovic.

Ma se il campione svedese è probabilmente irraggiungibile, un secondo idolo lo frequenta assiduamente, essendo suo compagno di squadra: “Bisognerebbe avere la fortuna di allenarsi e giocare con Daniele Abbattista – spiega Paolo – per capire cosa significa avere la passione per il calcio: Dani è uno che ti insegna tanto, soprattutto a non demordere mai, a non scoraggiarti, a provarci e riprovarci ancora anche quando sembra che non sia giornata per vedere la porta.”

A proposito di imparare, Paolo, come va con la scuola?

“Frequento il Tosi di Codogno, l’istituto Agrario, e non è che con i libri ci vada molto d’accordo, però poi alla fine me la cavo; ora siamo con le lezioni on line ed è ancora più faticoso stare al passo. E poi mi manca il rapporto quotidiano con la classe, con i compagni.”

A che età hai cominciato a giocare?

“A quattro anni, anche se non so se si può scrivere, perché mi pare che, in quel periodo, si potesse cominciare una volta compiuti i sei; però mio fratello Stefano giocava nei pulcini ed io mi aggregavo ai suoi allenamenti”.

Tra papà e tuo fratello, in casa vostra si parla solo la lingua del calcio…

“Adesso Stefano è fermo a causa di un duplice infortunio: però anche lui per me è un esempio, perché con pazienza sta cercando di ritornare a giocare, sottoponendosi ad un lungo percorso riabilitativo. Ha una forza di volontà enorme, e questo è importante nello sport come nella vita.”

Hai fatto tutte le giovanili, ma in quale stagione ti sei sentito davvero consacrato come calciatore?

“Un paio di stagioni addietro, quando ero andato agli Allievi regionali under 17 del Sancolombano; un’esperienza che mi ha insegnato moltissimo, anche se interrotta a metà, perché non trovavo gli spazi che desideravo; però lì ho respirato un’aria speciale, di vero calcio, e questa ambizione adesso l’ho portata in casa mia, al Borghetto.”

Chi tra i tuoi ex compagni di quella compagine Allievi ti colpiva maggiormente?

“Andrea Pinciroli, centrocampista offensivo di eccelse qualità, tanto che si sta già valorizzando in Eccellenza.”

Alla guida del Borghetto hai invece ritrovato mister Cremonesi, che avevi avuto nelle giovanili: questo ti ha aiutato?

“Direi di sì, perché lui mi conosce bene e ha saputo darmi le giuste scosse per riprendere il filo delle motivazioni e della competizione. Il mister poi è un tecnico ferratissimo, con idee moderne ed una visione del calcio affascinante.”

Non è facile, ai vostri livelli, essere informati sulle avversarie…

“Mister Cremonesi ci spiega sempre le loro caratteristiche e come approcceranno i match. Bene o male ci si conosce, molti avversari sono anche amici nella vita, si è giocato contro tantissime volte, anche occasionalmente.”

La stagione del Borghetto era stata in chiaroscuro…

“Lavoravamo su un nostro limite: finalizzavamo poco rispetto ad una straordinaria mole di gioco. C’era tutto per migliorare, lo stop ha interrotto il percorso.”

Siete una realtà con una tifoseria calda ed appassionata!

“Raro da trovare a questi livelli un gruppo organizzato così trascinante. Sentiamo molto la vicinanza dei tifosi durante le partite, il loro sostegno costituisce un valore aggiunto per noi.”

Oltre al calcio, cosa c’è di importante per te nella tua vita?

“Fammi pensare….direi…il calcio! Lo antepongo anche allo studio. Poi do un valore importantissimo anche alle amicizie, ma il calcio per me è qualcosa di veramente fondamentale.”

Sino a quando è giusto rimanere senza pallone?

“Credo che la salute venga davvero prima di ogni cosa. Poi il mio sogno è già quello di tornare a giocare a settembre. Ma capisco che devono esserci le condizioni.”

Società e mister ti considerano un punto fermo per il futuro…

“Il futuro è un discorso troppo rivolto al domani. Io penso al presente. Chiaro, però, che sono lusingato di ciò, e questo mi sprona a dare il massimo.”

Eugenio Lombardo