parmesani chiara

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14/01/2020 Off Di Ottavia Rancati

Il fenomeno Parmesani, meglio conosciuto come “sindrome del cestista glorioso” si è diffuso nelle campagne meridionali lodigiane da ormai più di vent’anni. Siamo a San Martino in Strada, quando un uomo, cestita della serie C, e una donna, cestista della serie B2, decidono di causare un effetto incontrollabile: danno vita a tre esseri viventi che nascono, crescono e venerano il basket. Uno dopo l’altro, questi esseri si fanno largo tra la folla dei cestisti per emergere e si definiscono come: Francesca, l’ala in A1 nel Pallacanestro Femminile Broni 93; Chiara, il pivot in B all’A.S.D. Pallacanestro Fanfulla 2000; Federica l’ala in A2 nel Basket Team Crema 1989. Lodigiano in rosa, interessata a questo più unico che raro fenomeno rosa, ha deciso di esplorare Francesca nella calda estate 2018 e di continuare l’indagine con Chiara, alle porte del gelido 2020. Può darsi che presto riusciremo anche a analizzare Federica.

Ma chi è Chiara? Chiara è il pivot dell’A.S.D. Pallacanestro Fanfulla 2000, la squadra del lodigiano che quest’anno disputa il campionato in serie B con l’obiettivo di salire in A2, cercando di evitare il triste finale della scorsa stagione che l’ha vista protagonista di una dura sconfitta in fase di play-off. La squadra è diretta dalla nuova allenatrice Lilli Ferri.

Iniziamo ripercorrendo le tappe che ti hanno portato al basket, le diverse squadre che hai incontrato, le compagne di gioco e chi ti ha appassionato.

“Posso dire di essere nata nell’ambiente cestistico perché già i miei genitori giocavano a basket: quindi è come se avessi iniziato su una strada già battuta; anche mia sorella maggiore, Francesca, si è iscritta ad un corso di pallacanestro sin da piccola. Ho tentato altri sport ma duravano pochi mesi, invece il basket mi ha rapito: era quello che mi piaceva più di tutti. Ho iniziato a San Martino in Strada, nella società maschile Old Socks, fino alla quinta elementare; in prima media, ho giocato per un anno nel Basket Lodi, sempre in maschile, e poi sono passata al femminile nel Fanfulla, la mia attuale società. Non dimenticherò mai le compagne con cui ho vissuto le giovanili nel Fanfulla: Emanuela Ercoli, Sonia e Sara Ameondi, Paola Mercesi, Alice Cerri. Con loro ho trascorso cinque anni fantastici e siamo unite profondamente.”

Com’è il rapporto con tua sorella maggiore Francesca e il basket?

“In realtà non parliamo tanto di basket; sappiamo che è qualcosa che ci lega…non so come dire. Quando capita, si fa una chiacchierata però non è una cosa fondamentale, ci sono altre cose che condividiamo.”

Ad esempio?

“Ci piace molto viaggiare, infatti stiamo già pensando alla destinazione per le prossime vacanze estive: Portogallo! Ci porteremo dietro anche l’altra sorella, Federica, che ha sedici anni ed è cestista, pure lei, nel Crema.”

Com’è il rapporto con la piccola di casa?

“Federica è abbastanza indipendente, a volte anche riservata; il rapporto è come con Francesca, sappiamo che non è solo la passione per il basket che ci unisce.”

Vi è mai capitato di scontrarvi tutte e tre sorelle in partita?

“Sì, è successo: un vero spasso! Lo scorso anno abbiamo fatto un amichevole contro il Crema ed entrambe le mie sorelle giocavano lì, nella stessa squadra. Eravamo tutte e tre agitatissime, in casa c’era aria di sfida e volavano scommesse su vincitrici e vinte. Ero agitata ma non vedevo l’ora di entrare in campo. Mi ricordo che il mio allenatore, che allora era Filippo Bacchini, mi ha concesso di marcarle, anche se in teoria non avrei potuto perché giocavano in ruoli diversi dal mio: è stata una goduria, un divertimento assoluto!”

Ti piacerebbe essere in squadra con loro?

“Sì e no…nel senso che ci urleremo contro tutto il tempo. Non so se reggerei una stagione intera con loro (ride)!”

C’è stato un ‘periodo no’ con il basket in cui le tue sorelle ti hanno aiutato?

“Ci sono sempre dei ‘periodi no’, ad esempio quando non si riesce a giocare bene o si ha la testa altrove. Con le mie sorelle è successo di sfogarmi, ma l’appoggio e il conforto per recuperare la motivazione giusta l’ho sempre trovata nelle mie compagne di squadra e nell’allenatore. Credo che sia proprio questo il bello del basket: avere una squadra pronta a risollevarti nei momenti difficili.”

Quale allenatore ti ha aiutato più di tutti?

“Ogni allenatore mi ha dato qualcosa, ho preso il meglio da tutti quanti e l’ho messo da parte. In generale, mi hanno sempre trasmesso fiducia, credevano in me molto più di quanto facessi io. Ad esempio, la mia allenatrice attuale, Lilli Ferri, mi dice sempre di provarci e mi sprona a fare sempre meglio.”

Hai detto che una cosa bella del basket è l’essere uno sport di squadra. Per te il basket cosa rappresenta?

“È una parte della mia vita insostituibile. L’ho capito ancora di più quando sono stata in Australia per sei mesi e non ho potuto giocarci: sentivo un vuoto, come la mancanza di un amico sempre presente. Per me il basket va oltre il piacere dello sport in sé, per me rappresenta un punto di ritrovo, ambiente famigliare.”

Sei andata a fare lo scambio culturale in Australia?

“Sì, ero in quarta superiore. È stata un’esperienza bellissima anche se è stato difficile, soprattutto l’impatto iniziale: la prima settimana sembra di essere in vacanza, tutto è fantastico e nuovo, poi ti rendi conto che devi rimanere per sei mesi lontano da casa. Però, una volta che ci si ambienta, è incredibile: scopri usanze diverse e conosci persone straordinarie.”

Il ricordo più bello che hai?

“Le vacanze che ho passato insieme alla famiglia che mi ha ospitato; mi hanno fatto una sorpresa portandomi in campeggio e nella loro casa al mare. È stato bello come io mi sentissi una di loro.”

È stata una pausa totale dal basket?

“C’era una squadra di basket ma era molto distante; allora ho giocato a football australiano: me la cavavo…anche se passare dalle mani ai piedi non è stato per nulla automatico!”

Quando sei tornata in Italia, com’è stato l’impatto con la pallacanestro?

“Sono ritornata d’estate per cui ho avuto un mese per riadattarmi; nei giorni prima della ripresa degli allenamenti ero in ansia, come se iniziassi in una squadra nuova e non vedevo l’ora di riprendere. È andata benissimo, meglio del previsto.”

Immaginiamo che tu sia un tuo avversario: cosa temeresti della tua squadra?

“Le guardie: sono davvero brave ad attaccare! Sono Sofia Savini, Martina Ghielmi, Jiulia Bering e Celeste Baldan. Anche i nostri playmakers sono fortissimi: Alice Biason, Angelica Sforza, Michela Sarzillo, Siria Costa e Maddalena Uggeri. Quindi sicuramente è da temere il nostro attacco. Anche quando la palla arriva ai nostri Pivot è difficile ‘tenerci’ perché siamo molto alte, per cui i difensori tendono a venirci addosso e per noi diventa facile scaricare la palla fuori per ottenere un tiro.”

Cosa temeresti, invece, di te stessa?

“Sicuramente non mi farei tirare di sinistro perché sono mancina. È il mio punto di forza ma anche di debolezza perché se dovessi andare di destra, farei più fatica poiché sono meno abituata.”

Se tu fossi il tuo allenatore, su cosa insisteresti per migliorarti?

“Mi spronerei di più ad attaccare; sono una che predilige il gioco di squadra e se devo decidere se tirare o passare la palla liberamente, passo la palla. Devo migliorare questo aspetto e prendermi più responsabilità.”

Cosa auguri alle tue sorelle per il nuovo anno?

“Auguro a entrambe che vada per il meglio la fine della stagione e di andare in Coppa Italia, soprattutto a Federica con il Crema, che sono quasi certe di arrivarci e sarebbe il terzo anno consecutivo di possibile vittoria. Inoltre, vorrei salutare anche le altre compagne di squadra che non ho citato: Monica Rognoni, Alessandra Borloni, Francesca Sorrentino, Sara Moro e Alice Robustelli Test, la nostra capitana!”

Lodi, gennaio 2020

Ottavia Rancati