pesenti roberta

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21/06/2019 Off Di Ottavia Rancati

Per la maggior parte della storia scritta, e in un gran numero di culture, la politica è stata una prerogativa maschile. Ma fortunatamente ci sono state alcune rare eccezioni: donne che hanno conquistato e gestito il potere in modo illuminato e per lunghi periodi, tessuto relazioni, ricucito strappi, sposato un ideale, anche in modi non sempre pacifici, garantito prosperità economica e tenuto alla larga le ingerenze. Vi raccontiamo di Roberta Pesenti, una donna che ha conquistato il posto da presidente di una storica società sportiva del lodigiano. Guidata dall’uguaglianza, il rispetto e responsabilità, Roberta è una delle rare eccezioni che sta scrivendo la storia: una donna che non si arrende e che continua a lottare per migliorare la vita quotidiana di molti ragazzi.

Roberta Pesenti Dell’Orto è presidente della società GSO(Gruppo Sportivo Oratorio) Sant’Alberto di Lodi da tre anni, la comunità sportiva oratoriana che vanta più squadre nel calcio, basket e pallavolo.

Volevo cominciare con le congratulazioni delle due promozioni con la terza e seconda divisione nella pallavolo. Quali sono stati, secondo te, i fattori che hanno permesso di raggiungere tali conquiste?

“Sicuramente tanta voglia di vincere da parte della seconda divisione perché puntavano alla promozione da qualche anno. Sono maturate sotto l’aspetto psicologico, nel senso che quando arrivavano alle partite importanti erano sempre in ansia poiché temevano il confronto con una squadra più forte. Hanno vinto queste paure, hanno giocato con la testa, sicuramente grazie anche all’allenatore Fabio Brambillaschi che ha contribuito dal punto di vista tattico, ma ci hanno messo tanto del loro.”

Raccontaci un po’ di che tipo di squadra si tratta.

“Sono una squadra molto coesa, una legata all’altra: se non va una, non gira la squadra intera. Alla finale si sono fatte forza insieme, hanno tirato fuori la grinta e hanno lottato per salire in prima.”

E la terza divisione?

“È una storia diversa: sono le ragazze dalla prima categoria della Muzza che si sono spostate in gruppo da noi ed hanno ripreso dalla terza divisione, conquistandosi il campionato. Il loro obiettivo è di vincere ancora il prossimo campionato e tornare in prima divisione.”

Chi è l’allenatore?

“Gli allenatori sono Silvano Bignoli e Roberto Borroni, anche se hanno fatto tutto da sole. Si sono sempre autogestite, anche perché giocano a pallavolo da ormai vent’anni. Si sono appoggiate agli allenatori quando hanno perso una partita, l’unica del campionato, ed hanno deciso di fare un paio di allenamenti, altrimenti non ne facevano quasi mai.”

Ci sono novità per il prossimo anno?

“Novità particolare nessuna: ripartiamo dalle conquiste di quest’anno. Abbiamo in progetto una U18 che vogliamo fare allenare con la prima divisione per farla crescere. Puntiamo molto su di loro e speriamo di creare un gruppo pronto per un futuro cambio generazionale; nel frattempo, sono iscritte al campionato U18 così da non sacrificarle in un allenamento continuo e non farle mai entrare in campo, che è la cosa che porta a perdere le ragazze perché se non giocano mai si stufano.”

Qual è la tua filosofia da presidente?

“L’intento è quello di permettere a tutti di giocare. Da mamma, so che quando una ragazzina o un ragazzino non entra mai in campo o si stufa o decide di smettere. Secondo me lo sport è una delle poche occasione di interazione reale, dove ragazzi possono incontrarsi, chiacchierare, ridere senza usare il telefono. È importante ripagare l’impegno dell’allenamento dando la possibilità di giocare in partita. È già la vita un sacrificio, se pure lo sport lo diventa è dura, poi non so…”

L’obiettivo è quello di far crescere la società ma al tempo stesso permettere a tutti di essere protagonista.

“Sì, esatto. Essendo una società oratoriana, la selezione non si fa, tutti sono i benvenuti. C’è chi dopo un anno cresce molto, chi ne ha bisogno di cinque e chi non cresce mai, ma non per questo lo si scarta, si cerca di trovare qualcosa per cui anche il meno portato venga integrato. Questo è lo spirito dell’oratorio.”

Voi, come società GSO Sant’Alberto, avete molte squadre per tre sport (calcio, basket e pallavolo). Un grosso impegno ma ciò permette a tutti di trovare il proprio spazio e al tempo stesso di migliorare chi ha delle potenzialità.

“Sì, un po’ di meritocrazia ci vuole anche all’interno di una società sportiva come la nostra. Insegniamo che se vali, sei premiato e che non è tutto dovuto.”

Quali sono le difficoltà che si incontrano nel gestire una società così ampia? Come si affrontano e come si superano?

“Dovere gestire delle persone che sono volontarie e nei confronti delle quali ci si sente sempre in debito. Inoltre, è difficile trovare sostituti volontari e talvolta ciò comporta sovraccaricare gli altri di lavoro, che fortunatamente non si tirano indietro. Altra difficoltà è dire a qualcuno che non è più il benvenuto: se normalmente si pensa dieci volte prima di mandare a casa qualcuno, in un contesto di volontariato, dove nessuno prende un euro, ce ne si pensa mille di volte prima di prendere una decisione del genere. Una strategia per affrontare e superare queste situazioni è di mettere sul piatto della bilancia quanto ha fatto di buono e di meno buono e da lì trarre delle conclusioni. Ti assicuro che non è facile. Inoltre, è necessario avere uno buon staff e lavorare tutti nella stessa maniera, con un obiettivo comune.”

Com’è essere presidente di una società al 99% maschile?

“Non è facilissimo perché per ricoprire il ruolo di presidente di una società, anche se si tratta di un contesto sportivo oratoriano, bisogna valere almeno dieci volte di più di un uomo. Ahimè, una donna è ancora vista come un essere più debole, una facile da raggirare. Io sono una che lascia fare e che passa oltre, però, quando dico basta divento un muro. A volte mi definisco cattiva. Ad un certo punto, per forza di cose, ti devi imporre perché altrimenti ti schiacciano; talvolta, ho a che fare con persone che partono dal presupposto che una donna non ne sappia nulla di sport, che poi quello di cui mi occupo è gestire persone e soldi! Sono convinta che siano la sensibilità e la pazienza a rendere un presidente valido; sono ancora più certa che questi due requisiti siano molto più femminili. Sforzarsi di comprendere il motivo per cui un giocatore non rende in partita, domandarsi come mai un collaboratore vuole abbondonare la società, dare importanza a tutti e anche alle questioni che sembrano di poco peso: sono queste i compiti che deve svolgere un presidente. Cercare di tendere sempre e comunque una mano verso chi si comporta in modo offensivo e passarci oltre, per il bene della società.”

C’è qualcuno che ti aiuta?

“Devo dire che mi da una grossa mano il parroco Don Antonio, che non è all’interno della società sportiva però, quando c’è qualche problema, è l’unico che tenta di collaborare, di mostrarmi l’aspetto positivo se fatico a vederlo. Quando ci sono rischi di rottura di equilibri all’interno della società, quando cerco di sistemare la situazione cucendo pezze sopra, quando ci sono attriti tra pallavolo e basket sport perchè condividono la stessa palestra, quando nascono discussioni, lamentele, polemiche, dinamiche che mettono a rischio la salute della società; quando, insomma, non so più da che parte girarmi so che posso contare su di lui. Vado dal parroco a svuotare il sacco, il quale riesce a darmi il consiglio giusto perché ha una visione esterna, molto più pulita ed obiettiva. Inoltre, ho il sostegno di mia figlia e mio marito. Senza il loro appoggio non potrei mai fare una cosa del genere perché gestire una società di così ampie dimensioni comporta togliere spazi alla propria famiglia. Purtroppo, lo capiscono in pochi poiché sembra sempre tutto dovuto perché sono il presidente; però, come loro hanno il diritto di cenare in famiglia alle 20, ce l’ho anche io.”

Quali sono le più grandi soddisfazioni?

“Constatare che l’anno dopo ci sono ancora le squadre, le ragazze, tutto quello che si è cercato di mantenere e creare resta. Vedere i ragazzini e le ragazzine in campo, specie i più piccoli, è una gioia e una soddisfazione impagabile. Se stanno bene tra loro, sto bene anch’io. Diciamo che ti ripagano loro con i sorrisi e il loro entusiasmo.”

Come vedi evolvere la tua società?

“Sono soddisfatta dell’aggiunta del basket e ovviamente delle due vittorie della pallavolo di quest’anno. Siamo già in tanti, però vorrei che aumentassimo per riuscire a coprire tutte le categorie di basket, pallavolo e calcio: un’utopia! Purtroppo, l’oratorio è sottovalutato da parte dei giocatori perché è noto il luogo comune che in una società di oratorio non si possa crescere a livello sportivo. Io non sono per niente d’accordo perché se uno ha stoffa cresce dappertutto, anche all’oratorio.”

Avete avuto qualche ragazzo o ragazza che ha raggiunto un livello alto?

“Sì, Loveth Omoruyi, del 2002, che ora gioca nel Club Italia di pallavolo. Ha iniziato con noi a dodici anni ed era allenata da Castrignano, il quale l’ha subito portata in seconda divisione; poi è stata chiamata al ProPatria Volley Milano ed ora è al Club Italia.”

Quali sono i valori che vuoi trasmettere?

“Il rispetto e l’essere consapevole che tutti hanno dei limiti. Dobbiamo imparare a metterci in discussione, sin da ragazzini. Non tutti possono arrivare all’Armani, c’è chi si realizzare con gli studi ad esempio. Mi ricordo che una volta abbiamo invitato Roberto Boerci, il massaggiatore del Milan, che ha sempre giocato a calcio ma non è mai stato forte, a differenza dei suoi compagni, i quali si sono realizzati nel calcio, quindi con i piedi, mentre lui con le mani, quindi col suo lavoro da massaggiatore è arrivato comunque al Milan, in un’altra maniera. Non dimenticherò mai una sua frase che per me è rimasta storica, diceva ai ragazzini: «Ne esce uno su un milione, non mettetevi in testa che per forza dovrete diventare dei campioni del calcio, ma lo potreste diventare in un campo diverso; quindi divertitevi, fate amicizia e aggregazione». Non pretendo che i ragazzini lo capiscano subito, lo esigo però dai genitori.”

Un appello che vorresti lanciare?

“Un appello alle famiglie di riconsiderare gli aspetti positivi che può dare una società oratoriana, di rivalutare i valori, tornare con i piedi per terra per aiutare i propri figli a crescere, non illudendoli che tutti possono diventare fenomeni dello sport ma aiutandoli a imparare a farsi valere.”

21 giugno 2019

Ottavia Rancati