queros frenci

queros frenci

16/03/2021 Off Di Eugenio Lombardo

Frenci Qeros, la fantasia al potere.

(Foto concessa da Asd Fanfulla)

Ci sono momenti in cui lo scintillante prato della Dossenina è attraversato da un sorprendente cono di luce: sul campo corre Frenci Qeros, e la partita assume i contorni dell’imprevedibilità e del genio, perché sino all’ultimo secondo non si sa l’esito del pallone tra i piedi, se sarà una saetta, un roteare funambolico della sfera, un lancio che solo i magici attaccanti di una volta riuscivano a compiere, il traforo di uno sfondamento geometrico, dal lato al suo centro, una spruzzata di genio, o più semplicemente di fantasia.

Vale la pena di abbandonare ogni ozio, alla domenica pomeriggio, se gioca Qeros, che porta il calcio lì dove dovrebbe sempre stare: nella cattedra della bellezza estetica, sui tomi dell’eleganza, nei sussidi della leggerezza, sul sussidiario della bella scrittura, tra le pagine di un libro di fiabe, relativamente ad una scarpetta non di una principessina, ma sui bulloni di un ottimo calciatore, e persino in libro di anatomia, che studi la leggiadra gamba sinistra, quel che si riesce a fare con un arto il più delle volte sottovalutato dal restante genere umano.

Ne vidi un altro bravo come lui alla Dossenina: anch’egli fantasista, e pure egli dotato di quel piedino sinistro su cui era stata cosparsa la polvere magica di Trilli, cioè Daniel Bisogno, nipote di Schiaffino, proveniente dal lontanissimo Uruguay. Daniel è un amico dei giorni attuali, e non se ne avrà a male se gli antepongo, in bravura, Qeros: dotato di maggiore fisicità, e di superiore sfrontatezza, uno che cerca i giganti nemici per farsene bizze, ma con educazione, per affermare che l’astuzia ah il sapore fragrante di un ottimo caffè.

Gli occhi si fanno strabici, in occasione dei match del Fanfulla: perché da un lato il gioco è altrove, ma dall’altro c’è Qeros da seguire, che si nasconde all’avversario, diventa la sua ombra, il mago Houdini del campo, e poi, come un prestigiatore, esibisce improvvisamente la sfera, e ne fa un componimento poetico privo di metrica, ma ricco di puro istinto: e gli avversari non sono più umani, ma birilli scansati da una forza inarrestabile, un vento che si fa impietoso e travolge ogni barriera, Frenci Qeros, e disarma poppa e prua di ogni veliero nemico, sino ad una meta che, certe volte, con un aculeo di un riccio di mare,  si rivela ostile alla bellezza, alla fantasia, all’utopia, al sogno: la porta avversaria.

Ma Qeros è un ragazzo che reagisce alle avversità come sui declivi dei propri riccioli, allontanandoli dagli occhi con uno sbuffo delle labbra: sa che quell’ultimo millimetro dalla riga dell’ultima meta arriverà e, tanto più atteso, semplicemente, più fantastico si rivelerà.

Così, ieri, ad un certo punto, la meraviglia ha lasciato il mio respiro a corto di afflati: un, due, tre, quattro, cinque, gli avversari superati, palla al piede, a pochi centimetri dall’erba, senza dare l’impressione di accarezzare le zolle di terra, e poi, sull’ultimo millimetro, la chiusura di un prosaico stinco, come un ruttino dopo un nobile bicchiere di champagne, nella chiusura in corner.

Ecco, manca quel millimetro, pur rozzo dentro un fraseggio poetico, a determinare il pallone in fondo al sacco: suonare moneta, volgarmente, dentro ad una vita da bohemien.

L’urlo disumano e liberatorio del goal, che nell’estro di Qeros sarebbe, dopo tutto, solo un sorriso, una scrollata di spalle, una virgola fra le rime, una noia scontata da assolvere rispetto al divertimento di un dribbling, un millimetro da assolvere per le statistiche e per gli annali.

Riaprirà lo stadio, e quel giorno vorrei ai botteghini saltimbanchi acrobati e venditori di palloncini colorati ad elio e musicisti e cantastorie e poeti di ogni epoca per invitare i passanti: venghino, signori venghino, alle magie del pallone, dove la fantasia è al potere, e tutti si torna giovani, parole musiche e sogni di Frenci Qeros, un campione.

Eugenio Lombardo

15/03/2021