sugli arbitri

sugli arbitri

30/10/2018 Off Di Eugenio Lombardo

Protesta tu, che protesto anch’io!
Arrivano segnalazioni dai vari campi del Lodigiano – di Seconda e Terza categoria – diversi mugugni sull’’operato degli arbitri.
Sono proteste, francamente, che non capiamo. E che nuocciono al gioco ed allo sport. E’ incredibile quanto tempo si perda, inutilmente, per stare a polemizzare con gli arbitri.
L’accusa che si rivolge loro più spesso non è su un calcio di rigore dato o non concesso, bensì l’utilizzo di un peso e due misure: se hai ammonito me, allora devi ammonire anche l’avversario, che ha commesso un fallo analogo. E su questo si aprono veri e proprio comizi elettorali, tribune politiche, adunate sindacali, scioperi collettivi: la misura è colma all’inverosimile.
Ora, se non sbagliamo, il regolamento dice che è solo il capitano che può rivolgersi all’arbitro: occorrerebbe che questi ultimi in campo interpretassero, diritti alla mano, il loro ruolo, anche nei confronti dei compagni più esagitati.
Dai timonieri in panchina, allenatori e dirigenti sportivi, ci si attendere inoltre una crescita dell’intero fenomeno sportivo: un gettare secchi d’acqua gelata sugli spirti più bollenti, una compostezza nei toni e nei modi, una civiltà a tutto vantaggio dell’evento puramente sportivo, abbandonando tutto quello che è inutile e goffa coreografia.
Cosa ne pensa Gazzetta Lodigiana degli arbitri? Siamo dalla loro parte, senza se e senza ma. Molti di loro sono bravi, hanno esperienza e personalità, battono i campi di calcio da anni e godono di autorevolezza e di rispetto.
Altri sono giovani, ma conoscono le regole. Si applicano, studiano, frequentano corsi, si allenano in attrezzate strutture. Lo si dice in linea generale, e si giudica per quello che si vede nei 90 minuti: nel modo più neutrale possibile, anche quando ci capita un direttore di gara che a pelle non ci sta simpatico, convinto di potere estrarre cartellini anche verso la stampa.
Di recente mi è capitato di assistere ad una partita – ovviamente non dico quale – e di volgere uno sguardo attentissimo verso un giovane arbitro: chi aveva vent’tanni più di lui, sul campo, ha mostrato di rispettarlo, chi gli era coetaneo ha invece cercato di condizionarlo.
L’arbitro è stato a mio avviso molto bravo: ha corso più degli altri ed è sempre stato presente in prossimità del gioco.
Cosa dice questa fotografia? Certamente che i giocatori più anziani e più esperti nel rettangolo verde di gioco, possono portare buon senso e valorizzare, con le proprie virtù morali, il gioco nel suo complesso. Ci dice anche che i giovani calciatori devono tenere più a freno certe baldanze, eccessive, e fori contesto. Ci rivela, infine, che i direttori di gara sanno il fatto loro, non si fanno condizionare, ma certamente tensioni e sproloqui non serve ad alcuno dei protagonisti in campo.
Discorsi da vecchio grillo parlante. Sicuramente. Ma nel calcio, chi scrive, ne ha viste tante. E non è un attacco isterico a realizzare un goal per la propria squadra. Ma può, al contrario, avvelenare un equilibrio.
Chi ha più sale in zucca, nel chiuso degli spogliatoi, queste cose ha l’obbligo morale di spiegarle. Per rendere più bello il gioco. Più bello, e più vero.
Eugenio Lombardo