Stefano Brognoli

Stefano Brognoli

19/07/2021 Off Di Eugenio Lombardo

Così, l’ammiraglio decise che non era il momento di scendere dalla prua. Niente saluti e amari congedi, niente approdi su altre imbarcazioni; né crociere di lusso verso destinazioni ignote. Il monocolo dell’ammiraglio vede solo gli orizzonti del suo amato Fanfulla. Perché, alla fine, sarà pur vero che i tifosi amano i calciatori disponibili a farsi bandiere, che su questo sventolio vengono innalzati ad idoli, ma è pur autentica l’esatta, opposta situaziome: che sono gli atleti ad innamorarsi della maglia, perché la portano addosso per lunghe stagioni, e sanno decifrane valori e significati, e si sentono incollato non solo il proprio sudore, ma quello atavico, di cento e passa anni indietro: quello che poi fa la storia, l’identità di una squadra. Certo non tutti. Forse alcuni. Stefano Brognoli, sicuramente sì.

Il trentottenne capitano, dunque, resta ancora al Fanfulla. Per la quinta stagione consecutiva. Ma è poi così importante contare i numeri? Certo, il cinque è lo sventolio di una mano che saluta festosa, è la consuetudine americana tutta sportiva del darsi il cinque, è la condizione ultima che anticipa la tombola. Ma per Stefano Brognoli è il radicamento sul territorio: è farsi quercia sulla pianura padana, olmo secolare sulla via Emilia, albero maestro nella navigazione del Fanfulla, verso un approdo di cui non si conosce la meta, ma non c’è dubbio sulle carte nautiche, dove c’è scritto dell’orgoglio e della fatica, dello spremersi sino all’ultimo e del lottare senza mai avere paura.

Nessun sudore è simile a quello di un altro; e quello di Brognoli, fateci caso, è ancora più diverso; intriso e spesso come i rivoli di un torrente impetuoso, cristallino e puro, fra la nuca e il collo, dove riverbera di luci e trasparenze. E’ fatica allo stato puro. Sudore grezzo e proletario: di chi ha preso il titolo e i gradi sul campo, ma facendo il manovale, rimanendo in galleria con l’elmetto, il primo ad entrare e l’ultimo ad uscire, per dare il giusto valore alla pagnotta che si porta a casa.

Brognoli è l’ammiraglio che non disdegna il compito del mozzo, è l’ufficiale che accetta di pelare le patate sotto coperta, è il capomacchinista che a fine navigazione manovra le carrucole all’attracco in porto, che è uno dei mestieri più umili e grevi anche solo per l’unto di grasso che si appiccica addosso come un’altra pelle e di cui non ti liberi: l’uomo che con leggera disponibilità ricopre qualunque ruolo per il bene della causa, che sa gustare il caviale ma non disdegna il caciocavallo e il salame nostrano, che usa indifferentemente le posate d’argento (con un debole per il “cucchiaio”) e quelle di plastica, non dimentico che il pollo è sempre meglio mangiarlo con le dita.

E’ quello che, se nessuno ride, trova la barzelletta giusta. Che senza dare troppe confidenze, sa proporsi amico sincero. E’ il motore che parte, sempre e comunque, nei pomeriggi più rigidi e glaciali dell’inverno.

Una volta l’ho visto non al meglio. Sembrava girasse a vuoto in quella partita. Grande stupore. Poi ha insistito nel collocarsi su una zolla di terra. Giusto quella. Solo quella. Non un millimetro oltre. Una volta. Due volte. Sempre lì. In quella zolla d’erba. E da lì, infine, fare partire un fendente talmente imprendibile, che un istante dopo era già alle spalle del portiere avversario. Questo è l’ammiraglio Stefano Brognoli. Uno che sa fiutare i venti, un attimo prima che si sollevino. Giocatore d’esperienza, certo, ma anche di grandissima intelligenza tattica. Un lungo sincero affettuoso applauso a Stefano Brognoli, anima, testa e cuore di questo Fanfulla. Ammiraglio per sempre.

19/07/2021