Umberto Agnelli

Umberto Agnelli

17/07/2021 Off Di Eugenio Lombardo

Umberto Agnelli, guerriero ed imperatore.

Provengo da un luogo dove, piaccia o meno, il calcio non è soltanto passione. E’ un amore sconvolgente. E’ vita. Ci si lega alla maglia, affidandole il proprio destino. Calcio ed esistenza coincidono. Si vive per la propria squadra in modo esageratamente simbiotico. Il tifo diventa l’iconografia di un luogo: un’immagine incandescente di qualcosa che non può definirsi, perché ogni riferimento sarebbe infinitamente minore rispetto a quella che è la realtà.

In quella lontana città, scura come la pece, come il nero di seppia, e rossa come l’ardore più acceso sul monte vicino, e delle passioni più sfrenate, ogni cosa è condotta alle conseguenze sue più estreme. Un calciatore non è mai soltanto uno sportivo. E’ un idolo. Un eroe. Ma non si ama soltanto il bomber,che idolo lo è d’ufficio, perché gonfia la rete di sogni e di utopie. Si ama anche, soprattutto, chi onora e rispetta la maglia. Chi esce dal campo stremato, chi dà tutta la propria energia dietro al pallone.

Per questo penso che Umberto Agnelli in quella città sarebbe molto amato. E ritengo che la sua conferma al Fanfulla sia come la buca per una pallina di golf: il centro che sancisce il successo.

Umberto Agnelli ha fatto, nella scorsa stagione, un goal straordinario, che tutti ricordano per la bellezza del tiro, la geometria di quel bolide che attraversava il destino, cercando la meta che nessun altro avrebbe mai potuto raggiungere: un dardo della mitologia, la parola chiave di un inestricabile sistema informatico, semplicemente una rete stupenda che ricorda quale magie il calcio possa svelare.

Ma io Umberto Agnelli l’ho sempre apprezzato per le sue corse sfiancanti, per quello spendere i suoi polmoni sino a mostrare non di averne due, ma sette, più forse qualcuno di riserva. Dalle tribune si sente il suo ringhio, quel fiato che si espande e fa difesa, quello sbuffo che non è minaccia sull’avversario, ma grido di battaglia e di forza. Umberto è lì, calciatore di argine e di spinta, è la sentinella del fortino, l’uomo che lancia l’attacco quando la difesa rischia di franare. E’ il coraggio in campo, l’orgoglio della maglia, il senso di una giustizia.

Non mi è mai capitato di incontrarlo direttamente. Ma lo immagino come un ragazzo umile, che prima di confrontarsi con gli altri, sa parlare a se stesso. Un ragazzo molto educato, mi hanno detto. Giovane, crescerà molto nella prossima stagione. Sempre con quel suo modo di correre, una locomotiva a vapore con un turbo segreto in un invisibile motore, pronto a correre e correre e correre, sino a rendere la maglia intrisa di sudore e fatica e gesta epiche.

Umberto Agnelli, il guerriero dai Settepolmoni, che nel mio Sud porteremmo sul palmo di una mano, e proclameremmo da sentinella ad Imperatore del regno! E, vedrete, anche qui al Nord, avverrà così.

12/07/2021