valsi marilena

valsi marilena

30/03/2019 Off Di Ottavia Rancati

APPUNTI SU MARILENA
Prima Lezione: l’Uguaglianza
L’Uguaglianza è un valore universale e fondamentale nella società umana. Ad ogni bambino deve essere garantito lo stesso servizio. Lo sport deve essere per tutti.

Seconda Lezione: l’Eleganza
L’Eleganza è un atteggiamento che deve essere appreso sin dall’inizio e praticato ininterrottamente. L’Eleganza è raggiungibile da chiunque ma tempi differenti. È la base su cui costruire un’esistenza leggiadra. Il pattinaggio artistico deve essere la concretizzazione dell’Eleganza.

Marilena Valsi è allenatrice e direttore tecnico-sportivo per SKATING CLUB LODI A.S.D. (Associazione Sportiva Dilettantistica), la prima scuola di pattinaggio artistico a rotelle fondata nel 1969 a Lodi dalla famiglia Calsi.
Sei nata e cresciuta nel mondo del pattinaggio artistico a rotelle. In un’altra vita, ti dedicheresti ancora in toto al pattinaggio?
“Non ci ho mai pensato… Sicuramente lo rifarei, ma avrei voluto iniziare prima e mi sarebbe piaciuto praticare anche pattinaggio sul ghiaccio. Come dicevi, sono nata e cresciuta in questo mondo perché nel 1969 i miei genitori hanno fondato la prima società di pattinaggio a rotelle a Lodi: la SKATING CLUB LODI A.S.D., branca dell’Hockey.”
Come mai i tuoi genitori hanno deciso di aprire le porte di Lodi al pattinaggio artistico a rotelle?
“Perché mio padre era membro della società Hockey Lodi e mia madre era una pattinatrice. In più, la mia famiglia è sempre stata affascinata dal mondo dello sport e ne ha sempre praticato, ad esempio Elisa Calsi, ginnasta olimpionica, è la cugina di mio padre.”
Quali speranze nutri per il futuro della tua società? Come speri possa evolversi?
“Quello che mi interessa è insegnare bene ed avere la possibilità di farlo. Essendo una professionista, sono legata al settore agonistico che, tuttavia, a fatica riesce a trovare spazio a Lodi perché ci si imbatte nel rinomato ostacolo delle palestre: le possibilità di utilizzarle sono limitatissime. La nostra disciplina è molto difficile e quindi deve essere praticata quotidianamente, oltretutto, le bimbe che fanno agonismo dovrebbero allenarsi almeno due ore al giorno, mentre noi ci alleniamo quattro ore alla settimana: è chiaro che la cosa non marcia… Alla PalaCastellotti ci esercitiamo solo due ore su sette giorni perché la maggior parte del tempo è dedicato all’Hockey; a San Martino in Strada (LO) tutto è occupato dal basket o dalla pallavolo. Non ci sono possibilità di entrare in queste strutture e di conseguenza facciamo quello che possiamo. Insomma, gli atleti ci sono ma la possibilità per allenarsi in modo rigoroso manca.”
Se potessi fare un appello per sopperire alla mancanza di una struttura sportiva adeguata, a chi ti rivolgeresti e che cosa chiederesti?
“Al comune, che dovrebbe garantire la possibilità a tutti gli sport di accedere al PalaCastellotti, di avere il tempo necessario per allenarsi e poter gareggiare a livello agonistico.”
Perché dovrebbero ascoltarti?
“Perché tutti i bambini sono uguali e di conseguenza tutti devono avere la stessa possibilità di utilizzare le palestre. Insomma, i bambini non sono diversi e quindi lo sport, specie quello dilettantistico, deve essere garantito a chiunque. Dovrebbero cambiare tante cose.”
Ad esempio?
“La mentalità: se si persegue l’ideale “sport per tutti” diviene automatico trovare delle soluzioni per garantire a tutte le società di accedere alle strutture sportive. Questo è il mio pensiero sia da allenatrice che da mamma.”
Qual è il più grande insegnamento che il pattinaggio può dare?
“Il pattinaggio artistico è uno sport individuale e ciò significa che forma il carattere in maniera particolare. Bisogna dare il massimo in due o tre minuti di disco, si deve essere lucidi, presenti, avere in mente i consigli dell’allenatore, essere espressivi. Se manca la passione, se non ci si impegna, se non si mette l’attenzione necessaria per imparare fin dall’inizio non si arriva da nessuna parte.”
A te il pattinaggio ha aiutato a formare il carattere?
“Moltissimo: ero timida, introversa, non parlavo… le gare di fronte a folle di persone, il dover trattenere l’ansia, il pianto e le tante emozioni. Il pattinaggio mi ha aiutato a crescere, ad acquisire sicurezza nella vita, ad affrontare molte situazioni.”
Come pensi ti vedano le tue atlete?
“Io sono innamorata di tutte: piccole e grandi. Le piccole vanno dai cinque ai dieci anni: mi stanno sempre in braccio; insomma, mi vogliono bene. Con quelle grandi è diverso, vanno dagli undici anni fino ai diciotto, hanno altri interessi oltre al pattinaggio, a volte mi parlano dei loro fidanzati…”
Sei anche psicologa?
“Sì, per forza! Bisogna esserlo per capire lo stato d’animo dell’atleta, il perché si comporta in un certo modo, se è nervoso, se è stanco. Sono informazioni importanti per entrare in empatia con l’atleta e dare i giusti consigli.”
Qual è la tua estetica di pattinaggio?
“L’eleganza! Il primo passo per raggiungerla è eseguire una pattinata impeccabile, seguendo la tecnica finché non diventa perfetta; bisogna essere aggraziati, belli e non pretendere di fare il passo più lunga della gamba.”
Chi sono stati i tuoi punti di riferimento?
“Il mio primo allenatore, Ferruccio Villagrossi, che poi è passato a lavorare alla Fenice di Venezia ed è stato campione del mondo, e un altro mio allenatore, Antonio Merlo, che è mancato poco tempo fa ed è stato commissario tecnico della Federazione italiana. Entrambi sono stati i miei due punti di riferimento da quando ho iniziato pattinaggio fino a che sono diventata allenatrice.”
Ringraziamenti?
“A mia mamma, che ora non c’è più, che mi ha aiutato a tenere duro, mi ha insegnato a capire cosa vuol dire essere genitore ed è sempre stata presente.”

30 marzo 2019,
Ottavia Rancati