Omar Nordi

Omar Nordi

08/08/2021 Off Di Eugenio Lombardo

Mister Omar Nordi, una vigilia ricca di belle premesse.

Durante le ferie estive, trascorse come di consueto nella splendida cornice di Forte dei Marmi, ci sono state giornate in cui, tra andare e tornare, dalla località marina toscana a Lodi, ha bruciato in poche ore 446 km: ma mister Omar Nordi non ha voluto mancare a nessuna delle trattative che hanno portato alla costruzione di questo nuovo Fanfulla, che il neo tecnico comincia adesso a sentire come proprio.

La signora Barbara ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, talvolta la cena si è raffreddata in tavola, ma quando in casa faceva capolino il faccione sorridente del marito, ogni tensione si dissolveva: quattro chiacchiere con il figlio diciassettenne, rigorosamente di calcio, visto che il ragazzo milita in una squadra juniores del pavese, la promessa birichina che per qualche giorno non si sarebbe più spostato, e poi via di nuovo di gran corsa a Lodi per mettere su un nuovo mattone per la casa del Guerriero: “Mia moglie – chiosa il  mister – sa che la vita di un uomo di calcio è questa, mi asseconda.”

Dammi due aggettivi che, alla vigilia del raduno della tua squadra, svelino il tuo stato d’animo.

“Entusiasta, il primo. Perché non vedo l’ora di ricominciare, sperando di vivere questa nuova avventura nella assoluta normalità, con i tifosi presenti sulle tribune. E poi, direi carico. Perché questa è una nuova sfida, e le sfide vanno affrontate con la giusta energia.”

Svelaci un segreto di queste trattative.

“Posso solo dire che i componenti del Fanfulla abbiamo lavorato in perfetta sintonia, esprimendo i valori della correttezza e della serietà, sapendo certo che l’errore di valutazione è chiaramente possibile, ma che si è operato sempre per il bene della squadra, senza mai promettere mari e monti e senza fare mai la barba ad alcuno.”

Un lavoro di gruppo, insomma.

“Il bottone finale della scelta è sempre stato di esclusiva pertinenza del presidente Barbati, perchè a lui toccava l’assenso o il diniego finale, ma le ragioni di quel sì o di quel no sono sempre state condivise.”

Ma chi c’era al tavolo delle trattative e quale peculiarità individuali hai colto in ciascuno?

“Come detto, il presidente Barbati, un vulcano. Ovviamente il direttore generale Acquali, estremamente razionale. Quindi Silvio Dellagiovanna, osservatore molto equilibrato, ed io.”

Avete realizzato una squadra che ha le parvenza di un mix eterogeneo.

“Una formazione con i due straordinari vecchietti ancora in sella, con le riconferme dei ‘99 o giù di lì, giovani ma già con esperienza, e poi con questo gruppetto di ragazzini, che esprimono voglia, che hanno qualità, che possiedono anche personalità. Credo che il materiale sia buono. Poi io stesso sono curioso.”

Dove può arrivare questo Fanfulla?

“Me lo domando anche io. Oggi posso dirti che potremmo essere tipo il Sassuolo in serie A: cioè una mina  vagante, in grado di giocarcela con tutti, ma al tempo stesso dovremo stare attentissimi ad evitare altalene nelle nostre prestazioni, sullo stile dalle stelle alle stalle, cose in cui con i giovani talvolta si incappa.”

Qual è stata la dinamica che ti ha fatto più piacere nella costruzione della tua squadra?

“Non devo pensarci troppo: le conferme di Brognoli e Laribi. Perché pensavo volessero ripartire da altri lidi. Invece ci sono. Gente che ha carisma, esperienza, che conosce l’ambiente e che può dare davvero tanto alla causa. Aggiungo anche Cizza: un signor portiere, poteva andare a giocare ovunque, invece, ha scelto il Fanfulla.”

Ho sentito parlare in termini lusinghieri di Garcia Garcia…

“E’ una scommessa. E tutti sappiamo che le scommesse si possono vincere, come perdere. Succede anche in serie A: le scommesse le fa il Bologna, le fa l’Atalanta.  Mi ha però colpito moltissimo la sua voglia di mettersi in mostra e di esibire il suo valore. Ora se la deve giocare. Deve dare tutto. Perché ha una grande occasione, e lui questo l’ha capito.”

In attacco non è che si rischia di peccare di gioventù? Non si poteva forse fare uno sforzo per trattenere De Angelis?

“Visto che facciamo nomi, lasciamene fare uno a me: il nostro Franchini. Credimi, è un attaccante fortissimo, inspiegabilmente sottovalutato. Ma garantisco io personalmente. Fai un giro di telefonate agli allenatori del girone B: non c’è tecnico che non lo vorrebbe. Ha forza, intelligenza, equilibrio, è utilissimo per la squadra. E poi abbiamo gli altri tre che smaniano per giocarsi le proprie chance: la gioventù non è mai stata un problema, per me.”

Insomma, non parliamo di un gruppo acerbo?

“No, e se quelli che dico io rispondono per come immagino, daremo dei pugni in faccia a chiunque, fidati.”

Mister, la squadra ha un’impronta offensiva, ma non è forse leggerina in mezzo al campo? Mi sbaglio?

“Non lo è. Per continuare con i nomi, ti faccio quest’altro: Magli, classe 2002, una sorta di cavallino tuttofare, se ha la testa giusta, se gioca con lo spirito adatto, se capisce la chance, è devastante lì in mezzo; un centrocampo a tre, con Laribi, Brognoli e lui garantisce dinamismo, forza, cattiveria. Avrete modo di conoscerci, e di apprezzarci. Ci vediamo al campo!”

Eugenio Lombardo

08/08/2021